Il silenzio assordante dopo l’aggressione di Sestri

(...) povera Giandotti non ha potuto portare avanti il suo collegamento da Fincantieri, perché alcuni di coloro che erano in via Soliman davanti ai cancelli di Sestri, con la violenza, le hanno tolto la parola e il collegamento.
In studio, surrealmente, c’è stato chi ha dato ragione alla violenza. In parte Marco Rizzo, ex rifondatore oggi leader dei Comunisti-Sinistra Popolare. In pieno Gianpaolo Pansa, forse dimenticando di quando la violenza ha impedito a lui di parlare. Monica Giandotti è stata bravissima a non ergersi a vittima, comportandosi con una straordinaria professionalità. Alessandro Banfi ha tenuto benissimo il punto, dando una lezione di giornalismo a tanti paladini della piazza a prescindere.
Dopo tutto questo, ieri, mi aspettavo una rivolta della città. La difesa di una lavoratrice brava e capace e dei suoi tecnici, a cui è stato impedito di lavorare. Un’alzata di scudi di «Genova città dei diritti», dove basta manifestare e magari andare in giro a lanciare estintori per essere elevati a eroi. Invece, zero. Nessuna reazione, nessuna parola. Niente dalle istituzioni, che nei giorni scorsi hanno confezionato decine e decine di comunicati su Fincantieri. Niente dai giornalisti, magari semplicemente perché era di riposo Marcello Zinola, il migliore fra tutti i sindacalisti della stampa, che difende i colleghi al di là di simpatie o antipatie personali. Niente nemmeno dalle opposizioni, incredibilmente occupate ad accapigliarsi con conferenze stampa e agenzie sul tesseramento del Pdl, argomento che notoriamente appassiona le masse. Che, di questi tempi, le uniche tessere a cui rischiano di dover pensare sono quelle alimentari. Altro che quelle del Pdl.
Insomma, niente. Tutti zitti, maggioranza e opposizione. Così come erano stati zitti ieri quando è stato spintonato il leader dei metalmeccanici Uil Antonio Apa, con cui si può dissentire e a me capita spesso, ma con civiltà, non con la violenza. Eppure, anche in questo caso, le uniche parole sono state quelle dei suoi colleghi della Uilm e della Fim-Cisl. Gli altri, quelli più «anticomunisti» degli altri, quelli «liberali», quelli della «città dei diritti», in tutti e tre i casi rigorosamente con le virgolette e rigorosamente per autodefinizione, tutti zitti.
Fortunatamente, i violenti di Sestri - che non sono affatto la maggioranza degli operai, che sono in gran parte perbene, e in moltissimi casi non sono nemmeno dipendenti di Fincantieri - hanno messo il bavaglio a Monica Giandotti, ma non sono riusciti a zittire quelli che erano in studio. Dove si sono sentite, finalmente, idee coraggiose e liberali davvero. Non come quelle di chi è troppo impegnato ad autodefinirsi tale per riuscire ad esserlo davvero.
Il migliore è stato il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto che, quando non è impegnato ad attaccare Giulio Tremonti tre volte al giorno, prima e dopo i pasti, circostanza che si potrebbe tranquillamente evitare, è bravissimo. Ma è stata perfetta anche l’imprenditrice Marina Salomon e brava anche la sottosegretaria leghista alla Salute Francesca Martini, che ha dimostrato un coraggio sconosciuto a tanti leghisti di casa nostra. E, con loro, pure molti telespettatori che hanno scritto alla redazione di Banfi.
Riassumo in due parole. Siamo tutti vicini ai lavoratori di Fincantieri. Ma vogliamo dire che, proprio in quanto fabbrica di eccellenza, Fincantieri è stata sommersa di aiuti pubblici negli ultimi anni? Vogliamo dire che si possono salvare i posti di lavoro di chi è a Sestri anche se si rifiuta il concetto sovietico che lì si possano fare navi, soltanto navi e nient’altro che navi anche se il mercato non chiede più navi?
Vogliamo soprattutto dire che ci sono decine di migliaia di lavoratori - piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, dipendenti di imprese meno tutelate - che dallo Stato non hanno mai avuto nulla, a differenza di quelli di Fincantieri?
A me, pare un tema più interessante delle tessere del Pdl o delle primarie del Pd.