Il silenzio che fa comodo a Penati

Gianandrea Zagato

Filippo Penati con i soldi pubblici è diventato il Signore delle Autostrade. E nella sua nuova veste è infastidito dalle critiche. Soprattutto se sono fatte in pubblico e davanti ai giornalisti. Cio spiega le condizioni che pone per affrontare Gabriele Albertini: «Se ho la garanzia che il pranzo con il sindaco alla festa dell’Unità non si trasformi in un scontro, bene. Altrimenti, mangio un panino al bar di via Vivaio».
Come dire: sì all’appuntamento bipartisan ma solo se il tasto Serravalle non si tocca, «al pranzo ci vado se è un momento distensivo, altrimenti credo che vada lasciata al sindaco l’opportunità di poter essere ospite dei Ds alla Festa dell’Unità dove non gli verrà certo impedito di esprimere il suo pensiero». Uscita che la dice lunga sulla volontà di Penati di raccontare in pubblico il perché di quei 170 e passa milioni di euro di plusvalenza che l’inquilino di Palazzo Isimbardi ha pagato per le azioni del socio privato Marcellino Gavio: scelta per conquistare la maggioranza della Serravalle già in mano alla Provincia grazie al patto siglato con il Comune che, secondo Albertini, Penati ha più volte violato.
Ma di tutto questo, sotto i tendoni della kermesse della Quercia, non si deve fare cenno. E a sostegno della tesi arriva Franco Mirabelli, segretario provinciale ds: «Alla Festa dell’Unità il tema del pranzo non è il confronto tra Albertini e Penati. Non sarebbe opportuno che a tavola due istituzioni si mettano a litigare in pubblico». Resta così l’amaro in bocca ai milanesi cui piacerebbe conoscere tutta la verità sulla Serravalle.