Il silenzio degli inquisiti

Lo sventurato non rispose. Povero Visco, deve avere un problema alle corde vocali. Forse una laringite fulminante. È per questo che non parla. Altrimenti uno come lui, sempre pronto a impartirci lezioni di etica avrebbe già chiarito tutto. Ci avrebbe spiegato cos'è successo col generale della Guardia di Finanza e perché ci teneva tanto a imporgli di spostare quegli ufficiali che indagavano sull'Unipol. Via: fra una tassa e l'altra, torchia di qua, tosa di là, il viceministro Torquemada avrebbe trovato il tempo di sgombrare il campo dagli equivoci. Perché altrimenti, se gli equivoci rimangono, con che coraggio continuerà a mettere le mani (eccome se le mette) nelle tasche degli italiani?
Povero Visco, senza voce, chissà come soffre chiuso nel suo silenzio doloroso. Perché, vedete, lui in genere parla molto. Non che sia una sagoma, questo no, anzi ogni volta che apre bocca c'è gente che gli viene da piangere. Però, ecco, l'uomo ci ha abituato a lunghi sermoni morali: come mai ora tace? Oddio: è vero che, pur predicando bene, è stato già più volte colto a razzolare male. Tanto per dire, è stato condannato per abuso edilizio a Pantelleria. E ha tollerato a lungo, lui paladino delle regole, la presenza di bazar abusivi proprio nei corridoi del ministero dell'Economia. Fra l'altro, quando i bazar vennero scoperti, Visco dribblò i microfoni. «Scusi, anche Ray Charles si sarebbe accorto dello scandalo...», gli obiettavano. Ma lui niente: camminò via, anche in quella circostanza, chiuso nel mutismo. Evidentemente deve trattarsi di una malattia cronica.
Per altro, a pensarci bene, non è la prima volta che accade ai nostri signori della sinistra moralmente superiore. In effetti questo mutismo di Visco ricorda l'amnesia fulminante che colpì Oscar Luigi Scalfaro ai tempi dei famosi fondi neri Sisde. «Non ci sto», disse l'allora presidente. E non ci fu verso di tirargli fuori una parola di più. Non ci sto. Che poi gli italiani ci stiano o no, essendo loro moralmente superiori, ha poca importanza. Visco deve ispirarsi a quell'insuperabile modello. Non si spreca nemmeno a dire: «Non ci sto». Tace e basta. Ah, benedetto mal di gola. Ci fosse Kant potrebbe scriverci un saggio: critica dell'etica fondata sulla laringite.
Ma sì, dai: sono decenni che teorizzano la superiorità morale della sinistra. Ci hanno macerato il tesoretto a forza di mani pulite e coscienza candida. Però, santo cielo, quando il ministro Scajola (Forza Italia) disse, chiacchierando al bar, una parola sbagliata su Marco Biagi si dimise. E si dimise pure il ministro Storace (An) quando venne sfiorato dal sospetto di spiare i suoi avversari in campagna elettorale. E lo stesso fece il ministro Calderoli (Lega) quando indossò una maglietta non proprio consona al suo ruolo. E invece questi, che hanno la superiorità morale, vengono travolti da sospetti ben più gravi di una maglietta o di una frase al bar, e che fanno? Ammutoliscono. E restano abbarbicati alla poltrona come le cozze allo scoglio. Come spettacolo, fa un po' schifo. Però almeno finalmente ci spiega cos'è questa benedetta superiorità morale: una malattia che colpisce quelli di sinistra quando la combinano grossa. I sintomi si riconoscono facilmente: loro perdono la voce. E, di conseguenza, noi perdiamo la pazienza.