Il silenzio dei radicali sull’Islam tradisce il loro impegno per la laicità

Gli amici radicali, quelli che ora sono passati sotto la sigla della Rosa nel pugno, si professano custodi della laicità dello Stato, coloro che difendono e insorgono contro le gerarchie vaticane per la loro presunta ingerenza politica, per la minaccia che esse rappresentano per la legge sull’aborto e altri temi etici sensibili.
Ebbene, non li ho sentiti muovere un solo commento, un solo appunto sulla offensiva del fondamentalismo islamico portata contro il sistema istituzionale dell’Occidente. Eppure l’Islam teocratico dovrebbe essere un’insidia pari se non superiore a quella cattolica, che quantomeno è figlia della nostra identità culturale e spirituale e che non soffoca né limita le libertà fondamentali della nostra convivenza pacifica e democratica.
E allora, amici radicali e socialisti, perché questo silenzio opaco e questo diverso trattamento che finisce per rendere ben poco credibile e coraggiosa la vostra battaglia a difesa di quella laicità che è messa a dura prova molto più dagli imam predicatori di odio e violenza che non dalle parole del cardinale Ruini che evocano pace e amore?