Il silenzio di Padoa-Schioppa fa urlare gli industriali

Benedini: «Aspettavamo una riduzione della spesa, ma tutto si basa sulle entrate»

Laura Verlicchi

da Milano

Incontro «morbido», in un clima «franco», dove il ministro Padoa-Schioppa ha ascoltato in modo «cortese» le osservazioni sulla Finanziaria che gli industriali milanesi hanno presentato in modo «fermo». Tanti aggettivi, fin troppi, per non usare quello a cui tutti gli intervenuti probabilmente pensavano, uscendo dal portone di Assolombarda, ma nessuno ha voluto pronunciare: deludente. Se il «salotto buono» dell’imprenditoria lombarda - peraltro disertato ieri dai nomi più noti, da Confalonieri a Tronchetti Provera - si aspettava un dialogo con il ministro dell’Economia, a quanto pare, non l’ha avuto. Solo l’educata disponibilità di chi ascolta le obiezioni, ma ha già preso la sua decisione. Il ministro, a quanto si apprende, ha ricordato ancora una volta le linee guida della manovra, prima fra tutte il risanamento dei conti pubblici, e ha accennato alla riduzione fiscale che servirà a restituire al sistema produttivo i proventi della lotta all’evasione. Per poi ripartire, in anticipo rispetto all’orario previsto, inutilmente assediato da telecamere, microfoni e taccuini, senz’altro commento che un secco «sì» ai giornalisti che domandano se l’incontro sia andato bene.
Parlano invece, un po’ a ruota libera, gli industriali, uscendo alla spicciolata dall’incontro: e la delusione, sia pure non espressa apertamente, traspare chiaramente dalle loro risposte. «Il ministro ha detto che era venuto per ascoltarci. Lo ha fatto e ha preso anche nota: ma risposte ne ha date ben poche», dice Benito Benedini, ex presidente di Assolombarda. E aggiunge: «Ci aspettavamo una manovra che riducesse la spesa corrente, invece è tutto un aumento di entrate». Preoccupati soprattutto i rappresentanti della piccola e media impresa, a cominciare dal presidente Paolo Angeletti: «Questa manovra non risolve i problemi ma li pone. Il Tfr, ad esempio; dopo tanti accordi il governo ha spazzato via il tavolo di trattativa. Su questo e altro, abbiamo espresso le nostre perplessità e anche fornito dei numeri precisi, in particolare sul cuneo fiscale. Perché nel Milanese i redditi sono più alti, quindi l’incidenza del taglio è sotto il 2% e non sopra il 3, come si sostiene nella Finanziaria».
E Piero Costa, direttore dell’associazione industriali di Brescia, sottolinea il danno provocato alle piccole imprese dagli aumenti fiscali, in particolare «l’aumento del costo del lavoro degli apprendisti, che vanificherebbe di fatto il vantaggio derivante dal taglio del cuneo». Sergio Dompè, presidente di Farmindustria: «Tfr e cuneo non sono interscambiabili: inutile dare dieci se poi si toglie dieci. Ci rendiamo conto che il momento è difficile, ma ci sono anche necessità di sviluppo. Il settore farmaceutico farà la sua parte, con investimenti per più di due miliardi in tre anni».
Infine arrivano i comunicati ufficiali, rigorosamente in forma scritta, dai presidenti di Assolombarda e Confindustria Lombardia. «In generale, la Finanziaria appena varata ha deluso gli imprenditori milanesi anche perchè appare sbilanciata più sul lato delle entrate che non su quello della razionalizzazione della spesa che, ancora una volta, sembra essere incomprimibile », afferma Diana Bracco. «Il sistema produttivo lombardo si aspettava di trovare molte più risorse da destinare alla ricerca e all’innovazione, agli investimenti, alle infrastrutture del Nord». Tema del resto sollevato anche dal governatore Roberto Formigoni e dal sindaco Letizia Moratti, che hanno chiesto un tavolo «urgente» al ministro Padoa-Schioppa sulle infrastrutture di Milano e Lombardia.
E Giuseppe Fontana, nel suo «appello condiviso con tutti i presidenti delle associazioni territoriali», si chiede: «Dov’è finito lo slancio riformatore del Dpef?». E aggiunge: «Non si tratta di fare una mera contabilità dei vantaggi e dei costi. Immaginare un baratto tra cuneo fiscale e Tfr è inaccettabile». L’auspicio finale è quello di Diana Bracco: «Ci auguriamo che si avvii un confronto costruttivo su tutti i temi critici che abbiamo sollevato».