Il silenzio del Professore fa saltare i nervi a Fassino

Antonio Signorini

da Roma

«Mi dispiace che all’appello che ho lanciato per una distensione il presidente del Consiglio abbia risposto rilanciando una strategia di aggressione e di veleni». Silvio Berlusconi non si ferma e chiede la verità sui cinquanta milioni di euro dell’ex patron di Unipol Giovanni Consorte. E il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino veste i panni del garantismo per denunciare una campagna contro il suo partito. «L’Italia non ha bisogno di altri veleni» è la tesi del leader della Quercia rilanciata con intensità variabile anche da altri esponenti del centrosinistra. Fassino, come aveva già fatto sabato Diego Della Valle, cerca anche di bypassare il premier, tendendo la mano agli altri leader del centrodestra: «Rinnovo questo appello anche a Casini, a Bossi e a tutti i leader della Cdl: prevalga la ragione e lascino che le indagini le facciano i magistrati». E assicura che «noi da oggi intendiamo parlare agli italiani dei loro problemi».
In realtà l’attenzione dei Ds è destinata a rimanere inchiodata a lungo sul caso Unipol-Bnl. E non solo a causa degli aspetti giudiziari. A risentire di tutta la situazione cominciano ad essere anche gli equilibri interni dell’Unione. La guerra dei nervi si gioca sul filo delle dichiarazioni. Come quelle di Romano Prodi in difesa del Botteghino che Fassino continua ad attendere con ansia e che il Professore dispensa con il contagocce.
Ieri il leader dell’Unione se l’è cavata con qualche battuta. «Io ero a casa, con i miei collaboratori che lavoravo sul programma: sulle politiche familiari, sugli aggiustamenti necessari per correggere le ingiustizie della riforma previdenziale...», ha detto a chi gli ha fatto notare il suo silenzio dopo la conferenza stampa che il premier Silvio Berlusconi ha tenuto sabato per ribadire le sue accuse ai Ds. «Mi si chiedeva di commentare - ha continuato Prodi - io sapevo che c’era una conferenza stampa e ho detto aspettiamo di sentirlo. L’ho sentito, e non ho saputo cosa commentare». Prodi preferisce far parlare una vignetta comparsa ieri in un quotidiano di sinistra nella quale si dice che Berlusconi «non aveva niente da dire, ma ci teneva molto a dirlo». Insomma, conclude Prodi: «È inutile che io faccia analisi, perché poi come spesso capita, le fa il grande umorista».
Un commento che può aver in qualche modo accontentato il centrodestra, ma non i Ds che gli rimproverano una difesa troppo debole. Anche questa volta il principale partito della sinistra non ha avuto risposte se non un’ostentata tranquillità che stona con gli umori prevalenti al Botteghino. L’unica concessione (molto indiretta) che Prodi ha fatto ai Ds riguarda l’incontro tra i vertici Ds e il presidente delle Generali: «È da primavera che non vedo Bernheim ed è ora che lo vada a vedere....», ha detto, sottintendendo che gli incontri tra manager e politici sono la prassi.
I Ds concentrano i loro sforzi sul premier. Il messaggio che si vuole far passare all’esterno emerge chiaramente da un’intervista pubblicata ieri dall’Unità a Luciano Violante: «Ormai esiste solo un caso Berlusconi». I Ds vogliono dare l’immagine di un partito responsabile, una forza tranquilla nonostante la bufera. Dice Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds: «Non siamo sfiorati da questioni morali e non abbiamo nulla da temere sui nostri conti».
Toni simili dagli altri partiti dell’Unione. «Berlusconi insulta il centrosinistra nel tentativo di offuscare il dibattito sullo stato del Paese», ha detto il segretario del Pdci Oliviero Diliberto nel corso del Comitato centrale del partito. «Berlusconi la deve smettere di inquinare la campagna elettorale e di scappare dal confronto in tv con Rutelli», ha aggiunto il vicecapogruppo della Margherita alla Camera Renzo Lusetti. Anche il segretario dello Sdi Enrico Boselli teme una degenerazione del clima alla vigilia del voto: «Io penso che Berlusconi stia cercando di trasformare la campagna elettorale in una vera e propria rissa - ha detto - e introduce elementi che riguardano poco la vita del Paese. Lo ha fatto denunciando quello che non c’era e continua a farlo. Mi sembra che sia ormai da solo, Neppure gli alleati lo seguono».
Ma nella coalizione - e nella stessa Rosa nel pugno - c’è anche chi comincia a temere che la campagna inaugurata dal premier possa dare i suoi frutti. Berlusconi, ha osservato il leader radicale Marco Pannella, «ha l’iniziativa, di m... spesso, ma comunque è lui ad averla. E dall’altra parte si reagisce e ci si difende dicendo: “lui ha fatto peggio”. Non è possibile».