«Silenzio, questa tragedia va rispettata»

È sottile il confine tra il no all’eutanasia e l’accanimento terapeutico. «Ci vuole più silenzio» chiede Dionigi Tettamanzi, arcivescovo della Diocesi di Milano, che nel suo territorio comprende anche Lecco, città di Eluana. Il cardinale non interviene nel dibattito sulla trasfusione di sangue che non è stata praticata alla giovane donna in coma: «È un campo dove non interviene il vescovo ma il medico in scienza e coscienza, tutto nel rapporto che il medico ha con paziente e parenti».
Nel luglio scorso, di fronte alla sentenza che autorizzava la sospensione dell’alimentazione, il cardinale aveva risposto con una veglia di preghiera, invitando a non spingerla verso la morte: «Eluana è una persona viva; non dipende da nessuna macchina, né riceve cure straordinarie. Ha soltanto necessità di alcuni aiuti per alimentarsi ed essere accudita».
Il catechismo della Chiesa cattolica definisce «moralmente inaccettabile» l’eutanasia, ma ritiene legittima la rinuncia all’accanimento terapeutico, ovvero «l’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi». Le decisioni - recita ancora il Catechismo - devono essere prese dal paziente o rispettandone sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi.
Così oggi l’arcivescovo fa un passo indietro. E invita a non trasformare la delicatissima vicenda umana in un rumoroso caso politico: «Ci vuole grande rispetto per le situazioni di dolore e di fatica in cui si trova una famiglia. Osserviamo più silenzio perché la curiosità, l’esposizione mediatica, ci distrae dai veri problemi che dobbiamo affrontare».