Silenzio stampa sulle intercettazioni di sinistra

Il mistero delle intercettazioni su Unipol, come giustamente titola il nostro Giornale, non riguarda solo la magistratura. Perché sui giornali e in televisione si parla solo delle conversazioni telefoniche del governatore della Banca d’Italia con Fiorani e Ricucci e non si fa più nessun cenno, come se fosse irrilevante, a quelle di Consorte con un magistrato? Forse perché Consorte è alla testa del braccio assicurativo delle Coop rosse? La mia è una domanda ingenua?
Ingenua, no: retorica, caro Cittadini, perché lei sa benissmo qual è la risposta. Può accadere che quando l’occhio sopraffino della Giustizia si fissa sulle istituzioni, sui partiti e sulla classe politica, salti fuori qualche magagnuccia della sinistra. Può accadere che nel centellinare atti coperti dal segreto d’ufficio, prese da orgasmo delatorio (l’orgasmo dei pitocchi) alle gole profonde scappi qualche rigo che si riferisce a uomini, cose o fatti della sinistra. Ma in tal caso intervengono le mammane e si procede all’aborto, nel senso che la cosa finisce lì, non ha sèguito, evapora nel nulla. La vicenda del Compagno G., ai tempi dell’inquisizione «Mani Pulite», insegna: sorpreso accidentalmente con una borsa piena di soldi, un miliarduccio in contanti, Greganti ammise d’aver ricevuto la somma da Panzavolta (appalti Enel), ma a titolo personale. Quel grisbì non rappresentava, insomma, la rata di una tangentona pretesa dal Pds. E gli inquisitori, invece di ridergli in faccia, assentirono chiudendo la pratica. L’intendenza, ovvero la stampa e le tivvù sedicenti libere e indipendenti, seguì.
Sulla vicenda delle scalate bancarie e del coinvolgimento del Governatore s’è detto e scritto molto, ma un aspetto non è stato preso, almeno così mi pare, nella dovuta considerazione, un aspetto diciamo così umano. I protagonisti della vicenda son tutti esperti e navigati uomini di mondo, razza, si presume, tutt’altro che ingenua. Uno non diventa un Fazio, un Fiorani, un Consorte o un Ricucci se pecca di ingenuità: nella acque loro, pullulanti di squali, se non stai accorto finisci che manco te ne accorgi in un boccone. Persone di tal fatta non potevano ignorare ciò che stampa e televisione (e ministri e alti gradi della Magistratura) vanno da tempo denunciando: l’abnorme numero di intercettazioni telefoniche disposte dai Pm (14mila, dico 14.000, solo quelle che si riferiscono alla Banca d’Italia) e il cui costo di svariate centinaia di miliardi di lire gravano sul bilancio della Giustizia. Possibile, con le cariche che ricoprono, con gli affari ai quali si dedicano, coi «poteri forti» sempre con i nervi a fior di pelle, non abbiano pensato d’esser nella lista - interminabile - dei soggetti sottoposti a spionaggio? Possibile non si siano resi conto che oggidì possedere il telefono è come avere mezza dozzina di piemme stazionata permanentemente - e con le orecchie spalancate - in ufficio, in macchina, in casa, dentro il letto? Il telefono, ormai o quanto meno fino a quando non sarà varato il decreto legge annunciato da Silvio Berlusconi e che limiterà drasticamente le intercettazioni, deve servire solo per comunicare: «Butta la pasta». Al massimo: «Ho perso il tram, farò un po’ tardi». Tutto il resto, anche un innocente: «Tanti auguri per il tuo compleanno» va comunicato a quattr’occhi. Ciò vale altresì per coloro i quali (io) non hanno, essendo distanti le mille miglia dal Palazzo o dal Potere, segreti da nascondere. Perché potrebbe far capolino un magistrato che pensa: «Quel Granzotto lì non me la conta giusta, mi sa che è un golpista». Per averne certezza, ascolterà di conseguenza ore e ore e ore e ore di mie telefonate e anche se alla fine dovrà ammettere che non tramo contro la Repubblica nata dalla Resistenza, avrà pur sempre messo il suo naso in faccende personali, domestiche, che non desidero vengano a conoscenza di terzi, di un origliatore con la toga meno che mai.
Paolo Granzotto

Ps: la pratica (legittima, per carità, quando disposta dal magistrato, ma pur sempre odiosetta) di ficcare il naso in faccende altrui non deve distogliere la nostra attenzione dalla IX sura del Corano, che così recita: «Annuncia a coloro che non credono un doloroso castigo. Quando siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori, ovunque li incontriate. Catturateli, assediateli e tendete loro agguati»