Il silenzio di Trichet Quando anche lui finì sulla graticola

da Roma

Il Financial Times, nel suo centosessantanovesimo articolo (167 ne aveva contati Domenico Siniscalco al momento della riunione del Cicr, venerdì scorso) sul «Fazio affair» chiede alla Banca centrale europea di rinunciare alla «scelta sospetta» di restare in silenzio sulla Banca d’Italia. Soprattutto adesso che «il vago sospetto che il governatore volesse scoraggiare le Opa straniere su banche italiane è diventato qualcosa di più concreto». Il quotidiano della City afferma inoltre che Fazio è componente «a vita» anche della Bce, così come le banche italiane azioniste di Bankitalia sono pro quota anche azioniste della Bce. Perciò «il silenzio di Francoforte su questa vicenda è assordante», conclude il Ft.
La prima riunione del Consiglio della Banca centrale europea è fissata per dopodomani, e sarà seguita da una conferenza stampa di Jean-Claude Trichet. Non mancheranno le domande sul caso Bankitalia. Ma difficilmente il presidente della Bce si lancerà in commenti sulla questione, per diversi motivi. Uno di questi è che Trichet sa bene che cosa significhi stare per molto tempo sui carboni ardenti da governatore di una banca centrale nazionale. Nello scandalo del Crédit Lyonnais, Trichet era stato portato infatti davanti ai giudici, accusato di non aver vigilato sulla vicenda quand’era direttore generale del Tesoro francese. E soltanto dopo l’assoluzione giunta nel giugno del 2003, a dieci anni dallo scoppio dello scandalo, Trichet è potuto diventare presidente della Bce.
Non appare dunque casuale che la Banca centrale europea, nel parere inviato al Parlamento italiano nel maggio del 2004 sulla questione del mandato, abbia ricordato le regole statutarie che impediscono l’allontanamento del governatore nazionale se non in caso di gravi impedimenti o di gravi mancanze. Parere «vistato» proprio da Trichet.
Nonostante gli appelli vari (dal Ft a quello di numerosi economisti italiani), dal fronte Bce Fazio non si aspetta dunque particolari sorprese. Quanto al fronte interno, la situazione reale sembra assai meno definita di quanto affermino alcuni giornali. Sul mandato a termine, le indicazioni che filtrano da Palazzo Koch parlano semplicemente di un Fazio disponibile a parlarne. Tutto il resto è prematuro, a cominciare dal cosiddetto «modello Bce» che potrebbe riferirsi al solo mandato (otto anni), oppure alla maggiore collegialità. Nessun testo interno sarebbe stato definito dagli esperti di via Nazionale. Il governatore aspetta le decisioni del Consiglio dei ministri dopo la relazione di Siniscalco, e l’eventuale emendamento al ddl risparmio. Il testo ritorna in Senato alla ripresa dei lavori, il 14 settembre.