Siluro contro il mandato d’arresto Ue

La Corte costituzionale di Berlino non concede l’estradizione in Spagna di un tedesco d’origine siriana sospettato di contatti con Al Qaida

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Proprio mentre ieri a Bruxelles i ministri degli Esteri dei 25 tornavano a condannare l’attacco terroristico a Londra, promettendosi reciprocamente sostegno e facendo sapere che l’impegno della Ue nella lotta al terrore era e resta prioritario, giungeva dalla vicina Germania l’annuncio che la Corte costituzionale di quel Paese aveva bocciato il mandato d’arresto europeo, rimettendo in libertà un tedesco di origine siriana di cui il giudice spagnolo Garzon aveva richiesto l’estradizione per i suoi “comprovati contatti” con Al Qaida.
Mamoun Darkanzali, un commerciante 46enne abitante ad Amburgo, era stato arrestato nell’autunno del 2004. Da Madrid, il giudice anti-terrorismo spagnolo che aveva compilato una lista di 41 nomi in relazione all’attentato alle Torri gemelle del settembre 2001, aveva chiesto il suo fermo e la sua estradizione. Secondo le accuse, Darkanzali è stato «l’interlocutore permanente dell’assistente di Osama Bin Laden in Germania». E non è tutto. Il commerciante siro-tedesco appare in un video del ’99 in compagnia di due dei piloti kamikaze che fecero abbattere gli aerei sulle Torri: Marwan al Shehhi e Ziad Jarrah; ancora è sospettato di aver partecipato all’acquisto di una imbarcazione per Osama Bin Laden e di essersi occupato della gestione amministrativa del “ramo” tedesco di Al Qaida. Darkazanli ha sempre respinto le accuse rivoltegli, ammettendo solo di aver conosciuto «di vista» i due attentatori. Il tribunale di Amburgo, cui venne inviata la richiesta di mandato di arresto da parte di Garzon (in Spagna rischierebbe almeno 20 anni di carcere), decise la sua incarcerazione ma gli avvocati del commerciante si rivolsero alla Corte costituzionale, con sede a Karlsruhe.
E la Corte ieri ha deciso per la sua scarcerazione e la non applicabilità del mandato d’arresto Ue. Nella sentenza i giudici hanno scritto che «i cittadini tedeschi non sono protetti a sufficienza nell’ambito di una richiesta di estradizione di altri Paesi, dal momento che la legislazione tedesca non avrebbe utilizzato tutti gli spazi di manovra previsti nel mandato Ue nel trasferire tali norme nel sistema legislativo nazionale». Insomma, per la Corte costituzionale serve una nuova legge per l’applicazione del mandato europeo. Quella vigente non può avere effetti.
Che non si tratti di pura e semplice burocrazia però, l’hanno messo in evidenza i commenti che si sono levati dopo la sentenza. Il ministro della Giustizia Brigitte Zypries (socialdemocratica) - che ha comunque garantito un nuovo disegno di legge per aggirare l’ostacolo entro quattro-sei settimane - ha parlato senza peli sulla lingua di «una ulteriore battuta d’arresto nella lotta al terrorismo internazionale». A suo giudizio, la decisione della Corte di Karslsruhe porterà inevitabilmente a «una maggiore burocratizzazione delle procedure di estradizione». Ma tra i Verdi, principali alleati dei socialdemocratici nel governo Schröder, c’è invece chi ha esultato: «Un grande successo per i diritti civili in Germania e al tempo stesso uno schiaffo al legislatore» ha detto Hans Christian Stroebele, parlamentare dei Grunen.
Acido e amaro il commento poi di Rolf Tophoven, uno dei maggiori esperti tedeschi di terrorismo: «Una giornata nera per la lotta europea al terrorismo» ha denunciato. Chiarendo che a questo punto si dovrebbe affrontare seriamente il problema sulle leggi e le normative in vigore. «Per me - ha detto - si pone ora la domanda: lo Stato di diritto liberale e tollerante non rischia forse di difendere presunti estremisti islamici?». Tophoven non si riferiva solo alla vicenda di Darkazanli, ma anche a quella del marocchino Abdelghani Mzoudi, processato ad Amburgo per il suo coinvolgimento negli attentati alle Torri ma assolto per insufficienza di prove.
Qualche sconcerto intanto fioriva a Bruxelles nell’apprendere la decisione della Corte, dove peraltro si faceva notare come, in attesa che una nuova legge tedesca ripari l’errore, il mandato continua a funzionare per tutti e 24 gli altri Paesi dell’Unione. «È uno strumento utile e importante per la lotta al terrorismo e al crimine organizzato» faceva sapere Frattini, commissario preposto alla Giustizia, Libertà e Sicurezza. Dai suoi uffici, una piccola chiosa a supporto: prima del mandato europeo d’arresto occorrevano almeno 9 mesi per una estradizione per reati molto gravi. Da quando è stato introdotto la media è passata a 45 giorni e, in certi casi, perfino a 18. Che serva, nessun dubbio. Che la Germania l’abbia bloccato, pure.