Un siluro di Ibra lancia la Svezia: la Grecia affonda

Dopo i campioni del mondo, crollano i campioni d’Europa: 2-0 degli svedesi lanciati da un lampo dell'interista a metà ripresa. Fino ad allora aveva funzionato la tattica di Rehhagel

Tutto quello che lui tocca diventa oro. Ibrahimovic come Re Mida: quello che trasforma in lampo di genio ogni pallone che passa dalle parti dei suoi piedoni, quello che in mezz’ora di spettacolo a Parma regala lo scudetto all’Inter e quello che al secondo pallone giocabile contro la Grecia tira fuori una stoccata dal limite che mette all’angolo Nikopolidis e, con lui, il muro umano che il ct ellenico Rehhagel aveva predisposto a difesa della propria porta.

E pensare che la Grecia, per quasi un’ora, aveva accarezzato l’idea di beffare la Svezia con quella tattica tanto cara a Otto Rehhagel che lo portò al trionfo continentale quattro anni fa. Un 5-4-1 «alla camomilla», modulo che porta l’undici ellenico solamente ad addormentare la gara e a impedire così le fiammate di Ibra & Co. più che ad impensierire Isaksson: due marcatori rocciosi, Antzas e Kyrgiakos, a ringhiare sulle caviglie di Ibrahimovic (la cui presenza è stata in dubbio fino all’ultimo, per quel fastidio al ginocchio che ne ha tormentato anche l’ultima parte di stagione con l’Inter) e Henrik Larsson, Dellas libero e Torosidis e Seitaridis esterni di fascia più difensori che centrocampisti. Il sacrificio di Angelos Charisteas, uomo gol delle notti portoghesi, in fase di copertura, completa il disegno di un primo tempo povero di emozioni e tristemente ricco (impietosi i fischi del pubblico durante la lenta e laboriosa manovra greca) di un fraseggio ellenico nella propria metà campo totalmente fine a se stesso.

Una formula che funziona per tutto il primo tempo, con la Svezia che accusa la trama ellenica senza colpo ferire, rimanendo sistematicamente chiusa nella propria metà campo, accettando passivamente il «ping-pong» greco e affacciandosi pericolosamente dalle parti di Nikopolidis soltanto con l’incornata di Ibrahimovic al 33’, nell’unica azione in cui Kyrgiakos ne aveva perso le tracce. Una formula che, probabilmente, avrebbe funzionato anche ieri sera, se nella Svezia non ci fosse stato Ibrahimovic, tornato al gol in nazionale dopo un digiuno lungo sedici partite (non segnava dall’ottobre 2005). Il fortunoso raddoppio di Hansson, infine, serve solo a mettere definitivamente la parola fine sulla favola greca: la squadra «alla camomilla» che non riesce più a svegliarsi dal sogno.