Silvana, dalla boutique alla cassa di Tonino

L'escalation della Mura: da indossatrice di intimo fino a Montecitorio grazie all'amico pm

La prima volta che si parlò di lei fu nove anni fa, in un pezzo del Foglio che cominciava così: «Scopa nuova, scopa bene». Si dice che Silvana Mura si arrabbiò moltissimo per quell’articolo che la dipingeva come «la nuova zarina di Di Pietro», una donna ambiziosa che si era fatta strada nel partito facendo strage di dipietristi della prima ora. E in un decennio ne ha fatta di strada la bresciana (di origini cagliaritane) Silvana Mura, tanto da diventare la custode della cassa del partito.
Per i suoi 50 anni, compiuti lo scorso anno, Di Pietro le ha donato una costosa collana: «È la prima volta, in vent’anni che ci conosciamo, che mi regala qualcosa» ha detto lei davanti a tutti i colleghi, durante la festicciola di partito in suo onore. Perché Tonino, anche tra i suoi fedelissimi, ha fama di uno che prende, ma non dà.
Braccio corto persino con lei, che è davvero una intima. Si erano conosciuti a Bergamo a metà degli anni ’80 quando Tonino era ancora uno sconosciuto magistrato. Non fu solo la procacità della Mura ad attirare il giovane pm. Certo, quello fu uno dei motivi. Chi è stato nel salotto di casa della Silvana, dove è appeso un fotoritratto di lei ventenne, racconta di una giovane dalla bellezza conturbante. A quel tempo la Mura era indossatrice di biancheria intima, e non una «imprenditrice di successo» come si è poi raccontata nelle interviste. Quello che lei ha descritto come «la mia azienda», era una piccola boutique di moda a Chiari (nel Bresciano), gestita dalla sorella e che Silvana rileverà dopo la morte prematura di lei.
Ma è un altro fatto tragico a farle conoscere Di Pietro. Un amico di Silvana morì suicida, la Procura competente indagò e caso volle che il magistrato inquirente fosse proprio Tonino. Lì comincia un sodalizio che dura tuttora. L’incontro di Tonino con la Mura fu praticamente contemporaneo al colpo di fulmine con Susanna Mazzoleni, l’attuale moglie. Tonino a quel tempo era già sposato e separato con Isabella Ferrara, la prima moglie (mamma di Cristiano). Nel giro di pochi mesi conosce la Mazzoleni, brillante avvocato rampolla della Bergamo bene, e Silvana Mura, giovane di pochi studi ma dal fisico sensuale. La scelta di Tonino cade sulla prima, ma per poco. «Persi sul filo di lana perché la Mazzoleni rimase incinta» fu la confidenza velenosa della Mura ad un amico.
La Silvana entra stabilmente nel cerchio ristretto dei fidati di Di Pietro prima come segretaria, poi come factotum e infine come suo alter ego al femminile. Ragioniera, con buoni rapporti nel Credito bergamasco, diventa presto la referente per le questioni amministrative del partito. Entra nel giro anche il suo compagno, Claudio Belotti (da cui ha un figlio), e che sarà poi il socio nelle acquisizioni immobiliari di Tonino e della sua (anzi, loro) Antocri srl. Sempre alla moda ma non chic, con una voce roca da fumatrice incallita, si dice sia ricorsa ultimamente alla chirurgia plastica per un intervento al seno, negli Usa. Donna appariscente, tra Brescia e Bergamo ricordano ancora di quando scorrazzava sulla sua Mercedes. Ora è la tesoriera dell’Idv e componente del triumvirato che amministra l’Associazione Idv, quella dei rimborsi elettorali.
Ufficialmente la sua carriera politica comincia nel’98 e negli anni successivi si dà molto da fare per il partito, viaggia, contribuisce anche economicamente. Al punto che nel 2001, quando l’Idv prova a entrare in Parlamento, lei si sfoga con i presenti in una riunione all’Hotel D’Azeglio di Bergamo: «Mi sono svenata, non ho più una lira - fu il suo sfogo raccontato da un testimone -, ora devo andare in Parlamento perché mi serve uno stipendio». Le elezioni però vanno male per la truppa di Tonino, e bisogna cercare un espediente per sistemarla. L’occasione sono le comunali a Bologna nel 2004, dove si presenta Cofferati. L’Idv fa un accordo con il Cinese: noi ti sosteniamo, ma se vinci prendi la Mura come assessore. Cofferati diventa sindaco e la Mura diventa assessore alle Attività produttive. Ma la sua ambizione è Montecitorio. E ci arriva finalmente due anni dopo, nel 2006, eletta però nelle file dell’Ulivo, perché l’Idv non era certo di superare la soglia del 2%. Da allora è l’eminenza grigia dell’Idv, si vede poco (in tv non va mai), ma fa molto. Se Tonino sogna Palazzo Chigi, lei si vedrebbe bene al Tesoro.