Silverstone, colpo di Raikkonen nel tempio delle McLaren

Il finlandese supera Alonso all'ultimo pit stop e vince il secondo Gp di fila. Montezemolo: &quot;Sembrava Schumi&quot;. Alonso e Hamilton battuti. Massa 5°, dopo una bella rimonta. Kimi urla: &quot;<strong><a href="/a.pic1?ID=191415" target="_blank">Farò un grande finale</a></strong>&quot;

Silverstone - È la storia di una calda Rossa e di un freddo biondo. Si sono risvegliati assieme una settimana fa a Magny Cours. Una con gli occhi stanchi e stropicciati dalle molte critiche perché a lungo depressa, l’altro sbadigliante perché a lungo addormentato. Invece, trionfanti nel nulla della campagna francese, ci hanno poi preso per mano, accompagnandoci in questa rimonta di mezza estate fin qui in Inghilterra, per confermare al mondo che corre: «Vedete, non stavamo scherzando».

Perché la Rossa che, vincente o perdente, sa sempre come complicarsi la vita con i legal thriller alla modenese, e il biondo che, vincente o perdente, resta sempre mono espressivo, si sono finalmente e decisamente aggrappati alla schiena di Hamilton (terzo), di Alonso (secondo), della McLaren tutta, insomma dei fuggitivi. E non scenderanno. Qui a Silverstone, in casa del nemico, dalla schiena gli son montati in spalla per poi, oplà, balzare davanti: con un balletto di giri veloci e strategie azzeccate. Perché Kimi Raikkonen ha corso con la velocità che gli è nota e la perfezione schumacheriana di quello che il cronometro lo congela. Non a caso, a caldo, il presidente tifoso, Luca di Montezemolo, dirà: «Kimi Raikkonen mi ha fatto vedere cinque giri eccezionali, degni del miglior Schumacher». E poi, perché in famiglia bisogna sempre avere un occhio per tutti i figli, «ho visto un Massa magnifico che partito ultimo è arrivato quinto... peccato solo che ci sia un regolamento che non premia la vittoria. Kimi ha vinto tre gare, la Ferrari cinque e siamo ancora dietro nel Mondiale. Questo non è bello e non mi piace».

Tre i momenti chiave della gara: il sabato con la pole mancata per un soffio da Raikkonen però zeppo di benzina; il problema tecnico che un attimo prima del via ha ammutolito il motore della F2007 di Felipe («si è spenta così, inspiegabilmente, purtroppo capita, è la vita. Però ho corso una grande gara, una gara che non dimenticherò mai») dirà il ragazzo con la consueta franchezza, fresco come una rosa nonostante la partenza dal box e diciassette sorpassi. Terzo momento clou, la seconda sosta di Raikkonen al giro 43: sei tornate prima si era fermato Alonso, ma Kimi, a suon di accelerate, ha rubato allo spagnolo qualcosa come 8-9 decimi al giro. Per cui, quando si è fermato per il proprio rifornimento, è rientrato in pista davanti di anni luce.

Fa dunque festa, si fa per dire, l’uomo venuto dal nord, ora a quota 52 punti, 6 in meno di Alonso e a 18 dal leader Hamilton. Però ha concluso la prima rincorsa: quella sul compagno, ora dietro di un punto. «Ma io non corro per battere Felipe, io voglio battere tutti», ripeterà più volte. A nome di quei tutti, risponderà il campione del mondo, Alonso: «Ci rifaremo, però stavolta la Ferrari era troppo forte, ci dava almeno tre decimi al giro a parità di strategia... Ho anche provato a cambiarla, anticipando la sosta, ma avevo bisogno di creare un divario di otto secondi da Kimi e ne ho presi solo cinque... troppo poco. Però va bene così... dopo aver perso punti in Francia e Canada, credo che il mio campionato stia cambiando».
Hamilton lo osserva e per la prima volta quest’anno pare davvero deluso. Dice che è per via «del Gp di casa, ci tenevo a far bene, però non mi posso lamentare, sono ancora sul podio». Vero. Però ha scoperto una cosa: «Ho fatto di testa mia, non ho preso esempio dagli assetti di Alonso ed è andata così... mi serva da lezione». Insomma, stavolta non ha copiato dal campione.