Silvestrin promosso al Distretto: «E da oggi farò solo l’attore»

da Milano

Dopo nove anni giovedì 4 settembre ritorna su Canale 5 Distretto di polizia. Per arrestare la prevedibile - siamo all’ottava serie - parabola discendente che rischia di investire la serie le premesse sono: nuove sceneggiature e avvincenti personaggi. Tra quest’ultimi Simone Corrente, il poliziotto gay presente fin dalla prima edizione, diventa ispettore capo, nei panni di Luca Benvenuto, ed Enrico Silvestrin, alla sua terza presenza nel commissariato X Tuscolano, assurge al ruolo di co-protagonista nei panni di Alessandro Berti. Nel cast anche Max Giusti, Anna Foglietta, Pino Quartullo, Giulia Bevilacqua, Marco Marzocca e Daniela Morozzi. «Nella prima puntata - racconta Silvestrin - uccidono la mia fidanzata-collega Irene Valli, interpretata da Francesca Inaudi. Motivo per cui decido di aiutare le indagini incalzando più da vicino l’ispettore Benvenuto». «Tra me e Simone Corrente sul set si è creata una tensione tale da aiutarmi ad abbattere le barriere con il mio personaggio e a farmi quasi dimenticare il contesto». Con un passato da veejay di Mtv l’attore romano, per la sua prima volta a Distretto, era così felice che lo comunicò ai suoi fan tramite un’appassionata lettera sul web. «Sfido, erano mesi che non lavoravo. Ma a parte questo, Distretto è una serie che non brucia i suoi protagonisti, anzi». E Silvestrin preferisce, come da sua stessa ammissione, «essere una candela che brucia poco alla volta». Tra la conduzione di un concerto del Primo maggio (1998) e un Festivalbar (2007) ci ha messo un po’ prima di dedicarsi esclusivamente alla recitazione. «Ho girato il primo film nel 1991, ma ero poco convinto, anche per via del confronto con i miei zii che sono attori di teatro di un certo spessore», racconta l’attore con la faccia da impunito che, nonostante la modestia, ha però recitato in quasi tutti i film di Gabriele Muccino, «tutti tranne l’ultimo girato in America con Will Smith e L’ultimo bacio». Silvestrin si vide costretto a rifiutare la parte che poi regalò la notorietà a Stefano Accorsi perché sfortunatamente in quel periodo stava girando la serie televisiva Via Zanardi 33 («la sit-com che ha lanciato tutti tranne me», rivelandosi anche un flop). «L’ho presa così male che a tutt’oggi non riesco a vedere quel film». Ciò nonostante con Muccino sono rimasti amici: «È un talento fuori del comune e ha fatto bene ad andare all’estero». E lo dice uno che a 22 anni andava in onda dagli studi di Camden Town di Mtv Europe a Londra. «Ci ero finito per culo, mandando una semplice videocassetta. All’epoca rispetto ai ragazzi inglesi ero anch’io una specie di bamboccione, ma tant’è. Ci rimasi tre anni. I più belli della mia vita fin qui, oserei dire».\