Silvio accelera sul programma e aspetta tre nuovi deputati

Berlusconi serra le file della coalizione con l’avvio della riforma
Irap. Il finiano Barbareschi e due dell’Mpa verso l’approdo in
maggioranza

Roma - Obiettivo governare. Berlusconi serra le fila della maggioranza, destinata ad allargarsi a qualche parlamentare in più nelle prossime settimane; si appresta a respingere anche l’ultimo assalto della procura di Milano; mette in moto la riforma fiscale e pigia l’acceleratore sulla rivoluzione liberale per le piccole e medie imprese; rilancia la palla nel campo degli avversari coinvolgendo le opposizioni responsabili.

La lettera al Corsera, con cui il premier tende la mano al Pd offrendo un piano bipartisan per favorire la crescita economica, raggiunge parte degli obiettivi: in primis sposta il dibattito dal gossip alla politica; in secondo luogo, visto che dalle opposizioni arriva il «niet» a fare riforme condivise, permette al Cavaliere di puntare loro il dito contro: «Risposte irresponsabili e insolenti», accusa. In pratica il premier smaschera i suoi avversari, interessati più ad abbatterlo che non a contribuire a risolvere i problemi del Paese. Comunque la linea resta una sola: andare avanti col programma di governo. Il prossimo ostacolo è quello del federalismo municipale, dove la partita vera si giocherà tra due giorni. Giovedì infatti il testo planerà alla commissione bicamerale che deve esprimere il suo parere. Ma l’esito resta sul filo del rasoio visto che molto probabilmente il risultato finale sarà di pareggio, nonostante l’accordo con i Comuni: 15 a 15. Berlusconi si dice ottimista e dichiara che «il partito dell’imposta patrimoniale e dell’ipoteca pubblica sul patrimonio immobiliare, che si organizza con ogni evidenza per un nuovo esproprio di ricchezza a vantaggio della casta statalista e centralizzatrice, non deve prevalere. Questo partito riceverà un primo, decisivo colpo con il varo dei decreti sul federalismo fiscale». Varo che rischia di essere più problematico del previsto dopo l’annunciato «no» da parte di Di Pietro.

Certo, il disegno delle opposizioni è chiaro: colpire il federalismo per scardinare l’asse di ferro Berlusconi-Bossi. Non è un mistero che parte della Lega, qualora il federalismo si impantani, spinga per staccare la spina al governo e andare dritti alle urne. Il partito del Senatùr, infatti, farebbe senza dubbio il pieno al Nord. Ma il Cavaliere è intenzionato a non mollare e conta di superare anche lo scoglio giudiziario. Sempre giovedì, infatti, la Camera voterà sulla decisione della giunta per le autorizzazioni a procedere di rinviare gli atti del caso Ruby ai pm milanesi dopo aver giudicato, a maggioranza, competente il Tribunale dei ministri. I numeri ci sono e il Cavaliere può quindi dedicarsi al resto dell’agenda politica, brandendo l’arma delle elezioni anticipate che, di fatto, non vuole nessuno: «Chi si assumesse la responsabilità di sabotare con atteggiamenti ostruzionistici questo che è il programma votato dalla maggioranza degli italiani ne renderà conto agli elettori», dice in una nota. Per cui avanti con il federalismo ma non solo. All’orizzonte c’è la modifica dell’articolo 41 della Costituzione per liberalizzare l’economia, come spiegato e auspicato dal ministro dell’Economia Tremonti; ma soprattutto il riordino dell’Irap, tassa che colpisce le imprese. Oggi è in arrivo, infatti, una legge che dà la delega al governo di riformare l’imposta regionale sulle attività produttive.

Sul fronte dei numeri, invece, continuano i rumors attorno all’onorevole finiano Luca Barbareschi, ieri pomeriggio accolto ad Arcore per un faccia a faccia di un’ora con Berlusconi. Top secret i contenuti del colloquio anche se qualche giorno fa Barbareschi ha pranzato con il ministro Paolo Romani mentre in occasione della sfiducia a Bondi s’è sfilato dal Fli criticando duramente la scelta di Fini di sponsorizzare la mozione di sfiducia. Un primo passo verso il rientro nel Pdl? Stesso discorso per due esponenti dell’Mpa, Ferdinando Latteri e Aurelio Misiti, entrambi «assenti» durante il voto di sfiducia a Bondi.