«Silvio e George, amicizia rinsaldata»

Fabrizio De Feo

nostro inviato a Washington

La «maledizione del secondo mandato», la tempesta politica del Cia-Gate, l’inchiesta ormai avviata sull’alto funzionario della Casa Bianca, Lewis «Scooter» Libby, oltre alla nomina del giudice della Corte Suprema, Samuel Alito. Sono questi i temi caldi che campeggiano sulle prime pagine dei giornali statunitensi in un momento delicatissimo per l’amministrazione Bush, decisa a uscire dall’angolo e a scrollarsi di dosso le accuse che da settimane le piovono addosso, ma ancora prudente nelle prese di posizione pubbliche.
L’attenzione negli Stati Uniti è ovviamente tutta mirata su uno scandalo i cui contorni sono ancora sfuocati. Ma sui quotidiani americani la visita di Silvio Berlusconi alla Casa Bianca trova comunque una degna rappresentazione, a testimonianza del peso che l’alleato italiano ha ormai acquisito nello scenario internazionale. Quasi tutti i quotidiani scelgono di soffermarsi su un concetto: la forza e la solidità del rapporto tra Stati Uniti e Italia. Non manca, però, chi ricorda le dichiarazioni rese dal premier italiano sul tentativo di convincere George W. Bush a percorrere strade diverse dall’attacco militare all’Irak. Una piccola ombra nei rapporti bilaterali scacciata via nel giro di poche ore.
«U.S. shrugs off antiwar advice» titola il Washington Times. Come dire che gli Stati Uniti archiviano con una scrollata di spalle i presunti malumori che qualcuno, soprattutto in Italia, ha voluto cucire addosso al numero uno della Casa Bianca. Il Washington Times, dopo aver dato conto dell’incontro in un’apertura di pagina, riporta i commenti anonimi di alcuni funzionari dell’amministrazione statunitense. «Berlusconi ci ha sostenuto a lungo, ha inviato truppe in Irak e mantiene tuttora i suoi soldati in quel contesto. Le azioni parlano più forte delle parole». Un alto funzionario suggerisce che «per comprendere le parole del premier italiano bisogna dare uno sguardo al calendario politico e alla vicinanza con le elezioni politiche. Ma le sue dichiarazioni non ci hanno certo recato un’offesa».
Il New York Post sceglie un titolo dal sapore lievemente ironico per descrivere il summit di lunedì scorso alla Casa Bianca tra i due leader dei «Willing Countries», i Paesi che nel linguaggio del presidente Usa contribuiscono attivamente alla lotta contro il terrorismo: «W. and Italy Pm make peace». Il quotidiano newyorkese ricorda che «l’Italia è uno degli alleati più stretti degli Stati Uniti» e non dimentica di citare il presunto incidente diplomatico dei giorni scorsi e le parole di Berlusconi sulle pressioni esercitate su Bush affinché cambiasse idea sul conflitto iracheno. Per il New York Post, però, l’inquilino della Casa Bianca e quello di Palazzo Chigi si sono già messi alle spalle quelle incomprensioni e hanno riaffermato «il loro forte legame politico».
Us Today, a sua volta, si sofferma sulla «solida relazione» che unisce Bush a Berlusconi. E fa notare come nessun accenno pubblico sia stato fatto al piano italiano di ritiro delle truppe dall’Irak. Il Washington Post, invece, sceglie di dare spazio alle lodi che il presidente degli Stati Uniti ha rivolto al presidente del Consiglio italiano, definendolo «a strong partner in peace». un «forte partner nella ricerca della pace». Il quotidiano ricorda anche come l’Italia abbia inviato nel teatro iracheno «tremila soldati per la difesa dell’ordine pubblico e per la ricostruzione del Paese, nonostante una fortissima opposizione interna». E, citando il ministro della Difesa italiano, Antonio Martino, giudica «plausibile» il rientro delle truppe italiane entro la metà del 2006.
Sempre sul Washington Post spazio anche al Niger-Gate e alla secca smentita pronunciata da Berlusconi in merito a un presunto dossier italiano contenente false prove di un traffico di uranio verso l’Irak.