Silvio e Gianfranco legati a doppio filo «Senza polemiche subito competitivi»

Fabrizio de Feo

da Roma

È un clima quasi familiare quello che accompagna la giornata calabrese di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Una sintonia - espressa con le parole ma anche attraverso una gestualità quasi ostentata: ben quattro minuti abbracciati sul palco - frutto di un rapporto personale che sembra essere tornato agli stessi livelli di feeling del ’94, quando l’inizio della grande avventura del centrodestra italiano e la generosità degli sforzi berlusconiani per lo sdoganamento del vecchio Msi rendevano l’asse An-Forza Italia assolutamente granitico.
Oggi, dopo anni di frequentazioni politiche, di allontanamenti e riavvicinamenti, di strappi, litigi e ricuciture, Fini e Berlusconi si ritrovano sullo stesso palco e, come nuovamente investiti dallo spirito del ’94, sembrano giurarsi ancora una volta fedeltà. I due leader sono consapevoli di essere partecipi di uno stesso destino: quello di essere inquilini stabili del centrodestra, senza possibilità di giocare di sponda o di flirtare con altri schieramenti. Per loro non c’è contratto d’affitto che possa scadere. La loro coabitazione è naturale - e a suo modo coatta - e suggerisce a entrambi di voltare pagina rispetto a qualche malinteso del passato e controfirmare quello che qualcuno già chiama il «Patto della coesione».
Il premier e il ministro degli Esteri hanno le idee chiare: «L’unica possibilità per essere competitivi è chiudere il rubinetto delle polemiche da subito. Abbiamo pochi mesi per riacquistare un’immagine vincente, altri passi falsi non sono più consentiti» si sono detti nei reiterati contatti di questi giorni. Il dialogo tra i due, infatti, si è fatto sempre più fitto. E anche visivamente non è passato inosservato il fatto che premier e vicepremier si siano recati al Quirinale insieme e sulla stessa auto, all’indomani delle dimissioni del ministro Siniscalco. Un rapporto, insomma, sempre più stretto che porta qualcuno a suggerire che Berlusconi abbia ormai scelto il suo «delfino». Ma questa è un’altra storia. Ora c’è il «nodo primarie» con cui fare i conti. Fini ha rassicurato Berlusconi sulle potenzialità di uno strumento che può risultare utile per tornare a mobilitare tanto gli apparati quanto il popolo del centrodestra e andare a stanare gli indecisi. «In fondo, in questo modo, avremo due campagne elettorali» avrebbe detto il leader di An al premier.
Ora il primo nodo da sciogliere è stabilire le modalità e «lo spirito» della consultazione. L’idea di fondo è quella di ribaltare l’impostazione data alle primarie dal centrosinistra. Quindi niente sfide a cielo aperto. Meglio piuttosto affinare lo strumento mediatico e portare sotto i riflettori quella coesione programmatica che verrà ribadita da tutti i candidati e che può risultare uno dei punti di forza della Casa delle libertà, soprattutto in confronto al deserto di idee in cui si dibatte il centrosinistra. Certo dentro Forza Italia l’entusiasmo per le primarie non è certo alle stelle. «Sono una vera fesseria. Era ciò che serviva all’Udc per uscire dal vicolo cieco nel quale si erano infilati e noi gliele abbiamo concesse. Ora non si può tornare indietro. Se pensano, però, che saremo noi a organizzare e pagare tutto si sbagliano» dice un dirigente di Via dell’Umiltà. Berlusconi, però, sarebbe stato rassicurato da Fini che gli avrebbe espresso una ferma convinzione: «Alla fine le primarie le vincerai largamente, la querelle sulla premiership non avrà più motivo di esistere e, se tutto andrà per il verso giusto, ti troverai a guidare il partito unico del centrodestra rafforzato da una vera investitura dal basso».