Silvio e Giulio alla resa dei conti su Bankitalia e decreto sviluppo

Assalto al governo. Berlusconi chiede misure che non siano a costo zero mentre il titolare
dell’Economia pretende che prima sia ratificata la nomina di Grilli. La stilettata di Tremonti al Cav: sei tu il problema per la nostra credibilità all'estero. <strong><a href="/a.pic1?ID=550134" target="_blank">I malumori del Pdl: &quot;Ora Giulio si deve dimettere&quot;</a></strong>

Roma - Il secondo round è in programma questa mattina al termine del Consiglio dei ministri. E come nel faccia a faccia di martedì sera ci sarà anche Gianni Letta, impegnato nel difficile compito di placare gli animi ed evitare che i due se ne dicano più di quanto non hanno già fatto in questi mesi. Perché tra Berlusconi e Tremonti è ormai un braccio di ferro permanente. E così è stato anche nell’ultimo contatto che i due hanno avuto dopo il downgrading di Moody’s, un botta e risposta fatto di incomprensioni e diffidenze reciproche. Già, perché se il Cavaliere chiede un impegno concreto sul decreto sviluppo che «non può essere a costo zero altrimenti ci saltano tutti addosso», il ministro dell’Economia risponde che del decreto si occuperà solo dopo che si chiuderà il dossier Bankitalia con la nomina di Grilli.
Per Tremonti ormai si tratta una questione di principio perché «non ha senso consegnare la Banca d’Italia ai tecnocrati europei». Chiaro riferimento a Saccomanni, il nome gradito al Quirinale e fortemente sostenuto da Draghi, prossimo presidente della Bce. Insomma, il ministro dell’Economia non vuole che Palazzo Koch risponda direttamente a Draghi visto che i rapporti tra i due sono tutt’altro che idilliaci. Sul punto, però, Berlusconi tergiversa nel tentativo di evitare una rottura con Tremonti che potrebbe essere dolorosa in un momento tanto delicato per la maggioranza. E con la Lega o, per essere più precisi, con Bossi che continua con gli endorsement su Grilli. «Berlusconi si decida a far votare per il milanese» (cioè il candidato di Tremonti), la butta di nuovo giù dura il Senatùr. Il problema, però, è che non è facile neanche dire no al «candidato» del Colle e del presidente in pectore della Banca centrale europea. Un nome su cui peraltro il Cavaliere non ha alcuna preclusione. I fedelissimi del premier, intanto, fanno pressione per uscire dall’impasse. Perché «Tremonti non può averla vinta anche questa volta». E la soluzione potrebbe essere quella di cercare un terzo nome che possa mettere d’accordo tutti. Cosa comunque non facile.
Ma le tensioni si stanno concentrando anche sul decreto sviluppo che è ancora in fase embrionale. Se ne stanno occupando i ministri Romani, Brunetta e Matteoli ma poi spetta comunque a Tremonti l’ultima parola sulle coperture. E ieri alla Camera ci sono stati momenti di agitazione se a un certo punto il ministro dell’Economia è sbottato davanti ad alcuni deputati: «Va bene, va bene... Ditemi con chi devo parlare... Brunetta? Romani? Ditemi chi è questo benedetto interlocutore». Le premesse per l’ennesimo scontro all’arma bianca durante l’incontro in programma questa mattina a Palazzo Chigi, dunque, ci sono tutte. Anche perché nell’ultima conversazione avuta, pare che Tremonti non sia stato affatto tenero quando il premier gli ha chiesto consiglio sul da farsi per rilanciare la nostra credibilità all’estero. Guarda che il problema sei tu, sarebbe stata secondo alcuni la replica del titolare di Via XX Settembre. Nonostante questo la giornata fa comunque registrare una piccola tregua visto che, almeno pubblicamente, in pochissimi hanno preso di mira il ministro dell’Economia. Tutt’altra storia, invece, a taccuini chiusi. Perché che c’è anche chi assicura che se non ci avesse dormito sopra e si fosse trovato davanti Tremonti dopo la battuta sulla Spagna e le elezioni anticipate «finiva a mani addosso».