Silvio e i cinque finiani: prove di blitz in aula

Il premier spera di convincere in extremis le colombe dissidenti del Fli. E ha intenzione di ripartire da loro per un eventuale allargamento della maggioranza dopo la fidicia. "Fini e Casini a sinistra? Perdono ogni credibilità". E ironizza sulle "brutte cravatte" dell'ex capo di An

Roma - Si morde la lingua Silvio Berlusconi. E solo in nome di quella che con i suoi più stretti collaboratori definisce «operazione responsabilità» evita di replicare a Gianfranco Fini. Nel salotto di Arcore, mentre sull’enorme televisore al plasma scorrono le immagini di In 1/2 ora, i commenti del premier sono invece piuttosto coloriti, ai limiti dell’irripetibile, nonostante Paolo Bonaiuti si affretti a smentire le prime ricostruzioni che trapelano dalle agenzie di stampa. D’altra parte, il premier sa bene che sono queste le ore decisive per riuscire ad incassare una fiducia che giorno dopo giorno è sembrata sempre più a portata di mano. Ieri il pallottoliere di via dell’Umiltà faceva segnare quota 314 a favore del governo, ma gli affondi del presidente della Camera potrebbero aver incrinato il fronte del Fli. Silvano Moffa, colomba per antonomasia e promotore insieme ad Andrea Augello dell’ultimo tentativo di mediazione, non ha infatti gradito i toni di Fini. Si dice «profondamente amareggiato» - perché l’ex leader di An «ha bollato come tardiva e inutile» la sua iniziativa «vanificando nei fatti ogni confronto» - e sta seriamente pensando di non seguire il Fli. Anche se non è chiaro se votando la fiducia o astenendosi.

Il Cavaliere lo sa bene ed è consapevole del fatto che la partita va giocata fino in fondo. In vista del voto di fiducia di domani, ma anche nell’ottica di un allargamento della maggioranza in programma per gennaio. Già, perché Moffa non è solo un numero, visto che tra le colombe finiane ha un peso specifico di tutto rispetto. Una sua uscita, insomma, potrebbe portarsi dietro altri due o tre deputati, facendo salire a quattro o cinque il gruppo di dissidenti (Giampiero Catone è già dato per fuoriuscito). Senza contare che Moffa ha anche ottimi rapporti con alcuni di quei parlamentari del Fli che comunque voteranno la sfiducia a Berlusconi. Ecco perché il Cavaliere decide di annullare i collegamenti telefonici che ha in programma con le feste del Pdl, perché se fosse intervenuto pubblicamente non si sarebbe potuto esimere dal rispondere per le rime a quella che in privato il premier definisce «l’aggressione vigliacca» di Fini. Insomma, non è questo il momento delle polemiche perché, concorda il premier con chi gli consiglia il low profile, «ora dobbiamo guardare al voto di fiducia e alle prossime mosse». Per rispondere al presidente della Camera, insomma, ci sarà tempo.

Già, perché anche se alla fine le colombe del Fli dovessero decidere di «turarsi il naso» e seguire le indicazioni di Fini, il governo dovrebbe comunque portare a casa una fiducia tecnica (cioè sotto la fatidica soglia del 316). E a quel punto la pattuglia guidata da Moffa potrebbe avere un ruolo nella cosiddetta fase due: quella dell’allargamento della maggioranza e conseguente rimpasto. A gennaio, infatti, Berlusconi è deciso a rimettere mano alla squadra di governo toccando, se necessario, anche caselle importanti. E con la disponibilità ad aprire a personalità - non necessariamente politici, dunque anche tecnici - che fanno riferimento all’area moderata. Un modo per continuare in quel pressing sull’Udc che il premier porta avanti da settimane e sul quale ha la sponda convinta del Vaticano che non vede di buon occhio una crisi e non gradisce affatto l’ipotesi di un Terzo polo che veda i cattolici dell’Udc correre insieme al Fli (le cui posizioni sui temi etici lasciano molto fredda la Santa Sede). È per questo che l’intervento di Berlusconi in Parlamento - una ventina di pagine, limate con Gianni Letta e Bonaiuti fino a tarda sera - oggi sarà di grande apertura proprio su quelle questioni care ai moderati non solo dell’Udc ma anche del Fli (politica economica e sociale, famiglia, Mezzogiorno). Se infatti con Fini non è pensabile alcuna ricucitura, il premier continua a guardare con speranza ai finiani più moderati.

Un’operazione che se alla fine non dovesse andare in porto avrebbe come unica alternativa le elezioni anticipate. È anche per scansare l’ipotesi di un esecutivo tecnico, infatti, che il Pdl ha deciso una raccolta di firme a sostegno del governo. Che, fanno sapere da via dell’Umiltà, ha toccato quota due milioni e mezzo.