Silvio e il via libera della Chiesa Oggi l’incontro con Bertone

RomaIl giorno dell’Immacolata Berlusconi lo passa pallottoliere alla mano in quel di Palazzo Grazioli mentre per via del Plebiscito sfreccia la papamobile di Benedetto XVI che distribuisce benedizioni. Un caso, certo. A differenza dell’incontro che il Cavaliere avrà oggi con il segretario di Stato Bertone. L’occasione è un pranzo all’ambasciata italiana presso la Santa Sede in onore di dieci nuovi cardinali italiani, ma difficilmente i due non affronteranno il nodo della crisi politica. Non è un mistero, infatti, che la Santa Sede abbia manifestato una certa preoccupazione per i possibili sviluppi di un’eventuale sfiducia al governo. Per la crisi economica in atto che, fanno notare Oltretevere, imporrebbe stabilità politica ma anche per il delinearsi di un terzo polo centrista che non convince affatto le gerarchie vaticane. Sulle posizioni sostenute da Fini sui temi etici, infatti, le perplessità sono molte. Al punto che Casini è stato più volte - ma per il momento senza successo - sensibilizzato sulla questione. Un argomento che Berlusconi e Bertone affronteranno di certo, visto che qualche giorno fa - nei suoi colloqui privati - il premier auspicava proprio un intervento in questo senso: non capisco come possa seguire Fini, spero che la Chiesa riesca a farlo ragionare. Una moral suasion che forse in queste ore potrebbe trovare il leader Udc più recettivo.
Già, perché mentre il Cavaliere continua a guardare con un occhio ai numeri della Camera e con l’altro al lavoro degli ambasciatori, il fronte Fini-Casini fa registrare una decisa crepa. L’incontro tra Berlusconi e Bocchino - alla presenza di Letta e Alfano, la stessa «formazione» che martedì ha visto anche Pannella - ha infatti lasciato qualche strascico visto che il presidente della Camera ha pensato bene di «scordarsi» di avvertire il leader centrista. Del faccia a faccia, insomma, Casini ha avuto notizia dai giornali e la colazione pare gli sia andata di traverso. D’altra parte, la stessa reazione l’hanno avuta le cosiddette colombe del Fli - da Moffa a Viespoli passando per Ronchi - al punto che il fronte finiano sembra in seria difficoltà. Come era prevedibile - ragiona Berlusconi nelle sue conversazioni private - sono divisi perché hanno posizioni tra loro inconciliabili.
È anche per questo, dunque, che il Cavaliere guarda con più ottimismo al voto di fiducia della prossima settimana. La ruota di Montecitorio, infatti, farebbe al momento segnare quota 314. Tanti sarebbero i voti a favore del governo che oggi dovrebbe portare a casa il sostegno del’ex Api Calearo, dell’Idv Scilipoti e di Cesario. Anche se, insistono ai piani alti di via dell’Umiltà, ci saranno «altre sorprese» tra cui anche il sostegno di un deputato del Pd. Partita sul filo, dunque. Anche se la soglia per la fiducia potrebbe essere ben più bassa del fatidico 316, soprattutto nel caso in cui le assenze - nel Fli, ma anche l’Udc non sembra granitico - fossero molte. Per Berlusconi sarebbe una fiducia «tecnica» e non politica, ma non ha torto il sottosegretario Santanché quando dice che «i governi si ricordano perché prendono la fiducia o perché vengono sfiduciati e non certo per i numeri che portano a casa». A quel punto, insomma, sarebbe il Cavaliere a poter dare le carte.
Si vedrà. Di certo c’è che le diplomazie sono al lavoro per cercare di arrivare a una soluzione prima di lunedì. Con il premier che è disposto a prendere in considerazione tutte le soluzioni fuorché quella delle dimissioni. Non se ne parla nemmeno se mettono nero su bianco davanti a un notaio che dopo un minuto avrò il reincarico per il bis, diceva ieri al telefono a un parlamentare di lungo corso. Di Fini e Casini, infatti, Berlusconi continua a non fidarsi affatto e «se rimetto il mandato faranno di tutto per non farmi tornare a Palazzo Chigi». Diversa, invece, l’ipotesi di un aggiornamento del programma senza passare per il Colle. Magari con qualche nuovo innesto nell’esecutivo e aprendo un tavolo sulla legge elettorale.