Silvio: Fini chiarisca sulla casa a Monaco

Berlusconi sempre più convinto della necessità di elezioni anticipate: "Governo dimezzato, così non si va avanti". La telefonata a Napolitano e
le rassicurazioni dal Colle. E attacca Gianfranco: "Vecchio arnese della
politica"

Roma - È sera quando un gruppetto di deputati della Lega inizia a scattare fotografie nel cortile di Montecitorio. Tutti insieme, poi a coppie e via a rifare quelle che non sono venute un granché come un plotone impazzito di giapponesi davanti alla Fontana di Trevi. Clima da ultimi giorni di Pompei, segno che ormai pure i peones iniziano a temere che la legislatura non avrà vita lunga. Con l’unica certezza che il Parlamento lo rivedranno almeno in foto. D’altra parte, è lo stesso Berlusconi a commentare tranchant il voto sulla mozione di sfiducia a Caliendo. «Ormai siamo un governo dimezzato», dice durante uno dei tanti incontri con parlamentari e ministri nella saletta della Camera riservata al governo. A sera, a cena con i deputati a Villa Miani, sarà ancor più netto: «Questa estate riposatevi così ricaricate le pile per le elezioni».
All’appuntamento di Montecitorio il Cavaliere arriva di ottimo umore, complice un colloquio telefonico pomeridiano con il capo dello Stato a margine del vertice di Palazzo Grazioli con i tre coordinatori Bondi, La Russa e Verdini, i capigruppo Cicchitto, Gasparri e Quagliariello, i ministri Frattini, Alfano e Tremonti e il sottosegretario Bonaiuti. Una conversazione con Letta gran cerimoniere come sempre, nella quale il premier sonda il Colle sull’eventualità di una crisi di governo incassando rassicurazioni. Napolitano avrebbe infatti fatto sapere di non essere disponibile a pateracchi prendendo dunque le distanze dall’ipotesi di governi tecnici. Si vedrà come andrà a finire.
Di certo c’è che l’eventualità di elezioni anticipate è ormai la più gettonata e se non fosse che la Camera resterà chiusa fino all’8 settembre tutti o quasi scommetterebbero sul voto il 14 novembre. Anche perché, è stato il ragionamento fatto da Berlusconi durante il vertice, in così pochi mesi Fini e Casini non avrebbero il tempo di organizzarsi. Invece è probabile che si scivoli fino al 7 marzo del 2011, perché per arrivare alle urne è necessario un incidente a Montecitorio su un voto di fiducia che sarebbe poi seguito dalla solita giostra di consultazioni e incarichi esplorativi.
Il Cavaliere, dunque, è sempre più convinto che la navigazione a vista non sia più possibile e il voto di ieri non ha fatto che confermarglielo. Anche perché è venuto meno l’impegno degli esponenti di governo di sostenere comunque l’esecutivo: i ministri finiani Ronchi e Urso hanno tenuto fede alla parola ma i sottosegretari Menia e Bonfiglio hanno preferito non presentarsi in aula. Il punto, però, è che il premier non ha alcun dubbio sul fatto che «Fini continuerà nel logoramento». «Il primo passo della sua strategia - dice a sera ai deputati - è stata l’introduzione delle impronte digitali sul voto e oramai non si fermerà...». Lo dimostra - ragiona con i suoi - la scelta di nominare Bocchino capogruppo. Uno - chiosa Maroni mentre insieme a Mantovano e Berlusconi lo intravedono nel monitor del circuito chiuso a fianco di Della Vedova che sta intervenendo - che abbiamo salvato dal carcere noi e che ora sta lì a pontificare. «Paladino della legalità per convenienza», aggiunge il premier, «come Fini». Che, dice a sera a Villa Miani pur senza citarlo, «è al centro di notizie poco chiare che dovrebbe spiegare». In privato, però, il Cavaliere è decisamente più caustico sulla vicenda della casa di Montecarlo: un pagliaccio, ha preteso le dimissioni di Scajola per una vicenda di case e ora ha il coraggio di non aprire bocca su fatti altrettanto gravi...
Alternative al voto, insomma, Berlusconi non ne vede. «Eravamo il governo più forte d’Europa, potevamo davvero fare grandi cose e cambiare il Paese e invece - si sfoga con i suoi - guardate come ci ha ridotti Fini. È solo un vecchio arnese della politica. Ma dove pensa di andare?». Nonostante il «generale agosto» sia già arrivato, dunque, i vertici del Pdl a Palazzo Grazioli continueranno ancora. Oggi pomeriggio sul tavolo ci sono le date di un possibile voto anticipato ma anche le prossime mosse: se alla ripresa dei lavori della Camera andare avanti sul processo breve o accelerare sul ddl cittadinanza, due fronti su cui la resa dei conti con Fini sarebbe quasi inevitabile. E durante la pausa estiva si lavorerà anche sul partito, visto che Berlusconi è sempre più tentato da una riorganizzazione radicale. Girano i nomi del trio Alfano-Gelmini-Meloni al posto degli attuali coordinatori e pure al gruppo della Camera potrebbero esserci sorprese. Tra le ipotesi, poi, c’è quella di trasformare il Pdl in una sorta di partito all’americana, un mega comitato elettorale che abbia una organizzazione capillare sul territorio. Un’estate, insomma, tutta dedicata al lavoro: «Riorganizzo il partito, perdo 7 chili e mi preparo alle elezioni».