Silvio: Fini si dimetta, ha tradito gli elettori

Roma«A Roma è presidente di una camera, a Montecarlo di tre camere con bagno». Il buon umore del Cavaliere sta tutto nella battuta che qualche giorno fa ad Arcore ha rifilato a uno dei suoi ospiti. Perché se in pubblico Berlusconi è deciso almeno per il momento a non affondare colpi sui guai della coppia Fini-Tulliani, in privato proprio non riesce a non riderci su. D'altra parte, dopo un anno passato a fare il tira e molla con l'ex leader di An e vedere cadere una dopo l'altra le teste di ministri (Scajola) e sottosegretari (Brancher e Cosentino) in nome della legalità, è piuttosto comprensibile che il premier si stia godendo l'estate della nemesi. Nonostante la notizia arrivata a tarda sera del colloquio di Napolitano a l'Unità, un'intervista in cui il capo dello Stato prende di fatto le difese di Fini e fa sapere che il voto anticipato è l'ultima delle soluzioni possibili. Parole che nonostante l'ora tarda provocano un vorticoso giro di telefonate tra i vertici della maggioranza e il fastidio imbarazzato di tutti. Perfino il presidente del Senato Schifani salta sulla sedia, mentre è difficile pensare che il Cavaliere non sia morso la lingua a leggere le anticipazioni delle agenzie. Un messaggio, quello del Quirinale, che anche se a tarda notte più d'un ministro non esita a definire «intimidatorio».
Berlusconi, intanto, pur essendo assolutamente convinto che le spiegazioni date da Fini siano insufficienti e in alcuni passaggi anche non veritiere, insiste nel puntare l'indice contro un dissidio che è «tutto politico». Ed è per questo, spiega nelle sue conversazioni private, che sulla richiesta di dimissioni da presidente della Camera avanzata da moltissimi esponenti del Pdl «non si può tornare indietro». Il punto, è il ragionamento del premier, non è il Montecarlo-gate e tutto quello che gli gira intorno. Perché chiedere la testa di Fini su queste basi significherebbe comportarsi esattamente come l'ex leader di An. La richiesta di dimissioni, insomma, resta ma «per ragioni politiche». Perché, insiste Berlusconi dopo essersi riletto il documento approvato nell'ultimo ufficio di presidenza del Pdl, Fini «ha tradito i suoi elettori» e «non rappresenta più quella maggioranza» che lo ha votato presidente della Camera. Ma anche e soprattutto perché, è la convinzione del premier, ha «usato la sua carica istituzionale» per fare politica e costruirsi un partito. Insomma, la richiesta di dimissioni nasce prima dello scandalo di Montecarlo.
Da una parte, dunque, il Cavaliere tira dritto sulla necessità di un passo indietro di Fini e dall'altra smussa la polemica sul Montecarlo-gate. Ma non certo perché davvero creda in un eventuale armistizio, una soluzione su cui da tempo ha messo una pietra sopra. Le ragioni sono ben altre, due in particolare. La prima è che in un momento in cui i pontieri sono al lavoro per recuperare i finiani moderati non avrebbe senso alzare i toni dello scontro. La seconda, piuttosto ovvia, è che tanto eclatante è la vicenda che riguarda Fini e la famiglia Tulliani che davvero non c'è alcun bisogno di affondare colpi. Per usare una battuta fatta in privato dal premier alcuni giorni fa, «non c'è ragione che io gli tolga la scena». Anche perché, confidava ieri a un amico, i sondaggi dicono che il governo ha guadagnato tre punti nelle ultime due settimane. Da quando, cioè, i finiani sono stati costretti a concentrarsi sulla difesa del loro leader piuttosto che in quella che il Cavaliere definisce la strategia di destabilizzazione della maggioranza.
Un fronte su cui ieri si è riaffacciato Montezemolo. Parole che non lasciano per niente sorpreso il Cavaliere. D'altra parte, è il suo ragionamento, che Montezemolo sia uno di quelli che lavorano al dopo-Berlusconi non è certo una novità. E va in questa direzione il pranzo che il presidente della Ferrari e Fini hanno fatto la scorsa settimana al ristorante Il Pellicano di Porto Ercole. Anche se il premier non sembra particolarmente preoccupato, convinto com'è che Montezemolo abbia ancora una volta lanciato il sasso per poi nascondere la mano. Voglio vedere, avrebbe detto il Cavaliere, se alla fine avrà davvero il coraggio di presentarsi davanti agli elettori. Perché al voto anticipato il premier crede ancora, tanto dall'aver convocato a Roma un vertice per il 20 e 21 agosto per portare avanti il programma «cellula tipo» che dovrà portare il Pdl ad essere presente in massa sul territorio.