Silvio interviene sulla scheda E Mentana chiude di corsa...

Cronaca di un duello con il fantasma. Mentre sta parlando di uno studio di Banca Intesa sui bilanci dei programmi elettorali, Walter Veltroni apre il suo match a distanza con il Cavaliere dando fuoco alle polveri. Il leader del Partito Democratico ovviamente sa che Silvio Berlusconi interverrà a Matrix, su Canale 5, subito dopo di lui. Ha appena finito di dire che il suo programma, secondo l’ufficio studi di quella Banca, è risultato più virtuoso di quello del Popolo della libertà. Ed è a quel punto che Enrico Mentana lo previene: «Ovviamente risponderà subito dopo il...». Veltroni mugugna: «Ecco, chi parlerà dopo di me può...». Mentana lo precede, senza riuscire a trattenere un sorriso: «Intende dire quello che lei non nomina mai, ovvero Berlusconi?». Veltroni: «...Ecco, lui ha il vantaggio di parlare dopo. Ma non voglio fare polemica!». E qui il conduttore di Matrix non ci sta: «...Anche perché lei sa che prima era previsto che parlasse Berlusconi. Ma poi il Pd ha protestato e abbiamo sorteggiato». Al che il leader del centrosinistra rinfodera la sciabola: «Per carità...».
Per la seconda volta in questa campagna elettorale, i due grandi avversari si sfidano senza incontrarsi. Si specializzano nell’evocazione preventiva o posticipata, contribuiscono, paradossalmente alla costruzione di un bipolarismo fuori sincronia, il bipolarismo in differita. Nelle tribune politiche della Rai, era stato Berlusconi a lamentare il fatto che il suo avversario avrebbe potuto pronunciare un appello avendo più tempo per prepararsi (e il vantaggio di sentire quello che diceva lui). Mentre stavolta è Veltroni che dissemina il suo intervento di congegni a orologeria, la polemica su Mangano e sulla mafia, l’affondo sul presidente della Repubblica, sulla Camera concessa all’opposizione... Tutte domande per Berlusconi, anche se declinate all’impersonale, perché, come gli ricorda Mentana, Veltroni il Cavaliere si ostina a non volerlo nemmeno nominare.
Berlusconi, dal canto suo, del vantaggio dell’ultima parola approfitta per l’ultimo colpo di scena della campagna elettorale. La promessa di abolire il bollo sulle auto: «Abbiamo passato ore, con Tremonti, a fare i conti... Costa quattro miliardi di euro, se il tesoretto che dice Veltroni ci fosse davvero lo aboliremmo subito. Ma siccome temo che non ci sia, penso che ci arriveremo a metà della prossima legislatura...». Certo, quando entra in scena il Cavaliere in carne e ossa tutto si ribalta, si passa dall’impersonale rarefatto, all’attacco frontale iperpersonalizzato: «Il suo avversario...». Azzarda Mentana. «...Il signor Walter Veltroni, come vede io lo cito con nome e cognome!». E prima ancora: «Scusi, dottor Mentana ma io non posso accettarlo! Mi scusi, ma nonostante mi fossi proposto di non replicare... devo dire che dopo aver ascoltato Walter Veltroni sono sconvolto». Il leader del Pdl per i primi dieci minuti è un fiume in piena, e ovviamente parla solo di Veltroni: «Dopo aver detto 44 bugie a Porta a Porta qui ha fatto di peggio! Ha mentito sulle alleanze, ha mentito sul fatto che corre da solo, e sul faccia a faccia...». Berlusconi tira fuori persino una lettera dell’autorità di Garanzia a Mediaset: «È indirizzata alla sua televisione, dottor Mentana, dice che il duello non si poteva fare!». Oppure: «Scusi Mentana, poi mi consegno alle sue domande, ma il buonismo di facciata di questo signore che mi rivolge decine di attacchi senza nemmeno la buona educazione di citarmi... Le persone tristi e cupe saremmo noi? Noi, che abbiamo portato l’ottimismo e il buon umore nelle piazze e nella politica!».
E poi, quando la domanda di Mentana lo riporta all’ormai famoso studio di Banca Intesa: «Ha visto dottor Mentana? Non ha citato la Banca d’Italia o un istituto imparziale...». Il conduttore di Matrix chiede: «Vuol dire che quello per lei non è un istituto imparziale?». Berlusconi: «Dico che Veltroni ha citato i suoi amici! Quelli che sono andati a votare per lui alle primarie... Noi non abbiamo per amici i banchieri potenti, ma le persone che pagano i mutui».
Sicuramente sarebbe stato meglio il duello diretto: ma non c’è dubbio che questa campagna elettorale in differita, telefonata, dominata dal déjà vu e dall’effetto-eco mostra tutta la fragilità della politica e dei suoi leader. Li senti ripetere al rallentatore le cose che hanno già detto cento volte, li senti dribblare per l’ennesima volta le domande scomode. Forse, per questo, quando finalmente senti Berlusconi che polemizza con il suo avversario chiamandolo per nome, provi persino un brivido di emozione. Come quando, fuori tempo massimo, il Cavaliere riappare in studio per spiegare come si vota sulle schede. E Mentana chiude di corsa il collegamento facendo spegnere le luci in studio e dando la linea alla regia. Il «non c’è più tempo» di Mentana non piace a Berlusconi: «Mi ha fatto fare una brutta figura». Il giornalista dice: «Ho fatto il mio dovere». Il Cavaliere va via irritato. Ma quando arriva a via del Plebiscito è già tutto passato. «Mentana? Correttissimo».
Luca Telese