Silvio mescola le carte dei due Poli Asse con Veltroni sul sistema di voto

da Roma

Non è dato sapere se Silvio Berlusconi abbia mai letto il Chitarrella sullo scopone. L’unica cosa certa è che ha applicato alla lettera un principio di quel trattato: lo spariglio.
In un colpo solo, il Cavaliere ha annunciato a Walter Veltroni che vuole dialogare sulle riforme, rubando così la scena agli alleati; ha fatto capire che resta «maggioritario» nell’animo; ha ridimensionato le velleità degli alleati. E già che c’era ha inviato anche un segnale a quanti, nel Partito democratico, storcono la bocca di fronte all’ipotesi di confluire nel Pse, il Partito socialista europeo. Non a caso, ha chiamato la nuova composizione politica, Partito del Popolo italiano della Libertà. Definizione propedeutica a raccogliere i popolari che ritengono indigesto l’ingresso nella famiglia socialista europea.
Lo spariglio più grande è nei confronti della legge elettorale. Il «Vassallum», il modello di riforma sostenuto da Veltroni, è fortemente maggioritario. Prevedendo molte circoscrizioni, implicitamente introduce uno sbarramento al 7-8 per cento. «Ne consegue che bastano 7 candidati per collegio - spiega chi se ne intende - per mettere uno sbarramento all’8%». Soluzione condivisa da Berlusconi e Veltroni (ma anche da Dini); meno da quelli che una volta erano i «cespugli»: dell’una e dell’altra parte. Non a caso, il leader del Pd vuole stabilire un dialogo diretto con Berlusconi, e solo con lui. In caso contrario, lo stesso sindaco di Roma sarebbe costretto a rivedere (per le pressioni dei «cespugli» delle due parti) le sue stesse posizioni.
Per queste ragioni, la mossa di Berlusconi va proprio nelle direzioni auspicate da Walter. E osteggiata dagli alleati della Casa delle libertà, come Casini, che puntano sul modello proporzionale; soluzione condivisa anche a sinistra, non solo da Rifondazione, ma anche da Mastella (magari interpretata in salsa spagnola).
Con l’annuncio del nuovo partito (nel quale confluirà Forza Italia) Berlusconi mette anche nell’angolo gli alleati, a partire da Fini. Proprio perché ha il Chitarrella nel sangue, il Cavaliere stava preparando da giorni lo «spariglio» nei confronti del leader di An, e non solo. E la raccolta degli 8 milioni di firme e i fischi di An a Cicchitto hanno solo rappresentato il pretesto, la molla, per l’annuncio. «Ancora una volta anticipa i tempi», commenta Piero Testoni, uno degli uomini più vicini a Berlusconi. «Il nuovo partito - osserva - rappresenta una nuova risorsa politica che parte dal basso per costruire un futuro per la democrazia partecipata. Un invito aperto a tutti che supera gli sterili litigi fra le nomenklature».
Ma i feriti che Berlusconi lascia sul campo sono numerosi; anche nella maggioranza. E non solo per la piega presa dal possibile dialogo sulle riforme elettorali con Veltroni.
A questo punto, la legge finanziaria diventa un peso per il disegno politico del Cavaliere. Se Rifondazione comunista spingerà per modificare il disegno di legge sul welfare, i liberaldemocratici di Dini faranno mancare il loro sostegno alla maggioranza. Se il provvedimento non verrà modificato, saranno gli uomini della sinistra estrema a far mancare i voti.
Ma a questo punto, l’esercizio provvisorio (a cui si ricorrerebbe in caso di mancata approvazione della manovra) diventerebbe un intralcio anche per Berlusconi. Può essere seguito solo per 4 mesi, fino ad aprile. E ad aprile, Berlusconi vuole votare.
Quindi, quale governo dovrebbe portare il governo alle urne? Prodi con la Finanziaria approvata? O uno istituzionale, chiamato a fare le riforme?
Su questo argomento si stanno confrontando le diplomazie delle due sponde. Prodi avrebbe confidato ai suoi che la mossa di Berlusconi finirà per allungargli la vita. I suoi (presunti) alleati hanno idee diverse. Per loro resta un dead man walking. «Anche se l’Onu ha approvato la moratoria sulla pena di morte», ironizzano.