"Silvio mi fu vicino quando morì mio padre"

In un’intervista a Panorama in edicola, toh, se ne esce che il Cavaliere "è sempre affettuoso nei miei confronti. Ha avuto delle delicatezze umane di cui gli sono grato. Mi è stato davvero vicino nel momento della perdita di mio padre"

Nel nome del padre... Potrebbe iniziare così l’ultimo sermone televisivo di Nichi Vendola, considerato quel mix di contraddizioni che si agita in lui, governatore della Puglia col chiodo fisso di trasformarsi in leader nazionale della sinistra, lui gay cattolico e (ex) comunista. E invece il presidente con l’orecchino ricorda il papà scomparso, mentre spende parole ricolme di miele nei confronti di Silvio Berlusconi.
In un’intervista a Panorama in edicola, toh, se ne esce che il Cavaliere «è sempre affettuoso nei miei confronti. Ha avuto delle delicatezze umane di cui gli sono grato. Mi è stato davvero vicino nel momento della perdita di mio padre». Francesco Vendola, pensionato delle Poste, morto a 87 anni a Terlizzi, provincia barese, il 5 gennaio 2009. «Ricordo una lunghissima telefonata: ha detto parole molto profonde, che mi hanno colpito davvero. Queste io le considero cose importanti». Ecco il Nichi privato che scompagina i copioni della rissa politica. Autentica vicinanza elettiva - non elettorale, per carità - oppure calcolo politico? «L’idea che per cambiare un ciclo si debba coltivare odio verso chi incarna il potere non funziona più», insiste. E lo dimostra pure col secondo outing zuccheroso verso il neo segretario Pdl, Angelino Alfano. «Ha una certa freschezza, una certa affidabilità. Una persona gradevole per tanti versi». Insomma, a chi s’aspetta per forza il colpo basso o una manciata di fiele: «È sbagliato considerare gli avversari brutti, sporchi e cattivi».
Sarà che Vendola guarda avanti. A casa lo assediano l’opposizione, per la voragine nei conti pubblici, e persino l’alleato nonché eterno sfidante Michele Emiliano, sindaco di Bari del Pd. «Non gli rispondo» lo liquida il governatore. Il pretesto è l’emergenza rifiuti, in ballo ci sono gli equilibri del centrosinistra a caccia di un capo futuribile. Eppure lui spiazza di nuovo. «Le mie ambizioni sono sinteticamente descritte dalla voglia di uscire dalla vita pubblica. Faccio politica da 35 anni». Come dargli torto... E se Veltroni minacciava ogni due per tre un viaggio solo andata per il Continente nero, Vendola parafrasa Cesare Cremonini e rivela l’exit strategy. C’è un posto che gli piace e si chiama «mondo». Vorrebbe «passare un anno a New York. Un altro a Salvador de Bahia». Peccato che poi scivoli sulla soglia dell’ufficio di governatore sul lungomare di Bari, pensando alla fine del mandato in Puglia. Che in un lapsus molto freudiano Nichi anticipa al 2013, guarda un po’, in coincidenza con la fine della legislatura a Palazzo Chigi. Epperò lui «scade» nel 2015. Dettagli, per un profeta della «rivoluzione». Preannunciata già per il prossimo autunno.
Chissà se ai primi freddi troveremo un Vendola altrettanto sportivo e conciliante. Nel frattempo, visto quello che è capitato a Di Pietro e a Renzi coperti di insulti dai loro stessi fan dopo «sinceri» slanci di dialogo col premier, Nichi farebbe bene a tenere sott’occhio la sua visitatissima pagina Facebook.