Silvio non ha paura del Futuro, ma è tentato dalle elezioni

Berlusconi a cena con 25 deputate: "Ora ristrutturiamo il partito. Altri
parlano, il governo è saldo. Riforma della giustizia dopo l’estate"

Roma Castello di Tor Crescenza, venerdì notte. Il Cavaliere tira il fiato: è appena passato il lungo e pesante giorno degli schiaffi. Fini ad accusare il premier di essere «illiberale» e a sguinzagliare i suoi per fondare il gruppo Futuro e libertà per l’Italia; Berlusconi a replicare che i finiani, per due anni, non hanno fatto altro che svuotare, rallentare, bloccare tutto. Nelle sale della magione scelta per trascorrere un’estate romana di lavoro, Berlusconi incontra venticinque deputate per salutarle e ringraziarle prima della pausa estiva. Un’onorevole giura: «Era sollevato, liberato, come alleggerito da un peso insopportabile». Un’altra deputata racconta: «Il buon umore e l’ottimismo del presidente sono contagiosi». Così, tra pomodoro e mozzarella, insalata di farro e parmigiana di melanzane, il Cavaliere parla di tutto: barzellette ma anche politica. A qualche parlamentare che gli fa presente come la macchina di Generazione Italia si sia già messa in moto, Berlusconi risponde: «Dobbiamo lavorare sodo anche noi, ristrutturare meglio il partito sul territorio che fino a ora abbiamo un po’ trascurato».
Un sintomo, questo, che dimostra come l’ipotesi di andare alle urne prima della fine della legislatura c’è eccome. Insomma, ci si tenga pronti alle elezioni anticipate anche se ipotizzare il «quando» è un azzardo. «Comunque - ha assicurato il premier -, noi andiamo avanti col programma di governo perché questo vogliono gli elettori». In primis, una riforma della giustizia «non più rinviabile». E infatti ieri il premier ha incontrato a palazzo Grazioli il Guardasigilli Angelino Alfano, probabilmente per accelerare sul processo breve, riforma da presentare subito dopo le vacanze estive.
Nonostante i sorrisi e le barzellette, tuttavia, pare che il premier non abbia gradito le previsioni sballate sul numero dei finiani: «Mi hanno assicurato che sarebbero stati poco più di dieci alla Camera e meno di dieci al Senato e invece... ». E via a rincuorarlo: «Ma presidente, guarda che i trentatré non sono mica tutti come Granata e Bocchino... C’è gente che è andata lì a malincuore, per un debito di riconoscenza nei confronti di Fini. Ma non voteranno mai contro il governo e la maggioranza». Di fatto, meglio riposizionarsi e tenersi pronti per qualsiasi evenienza. Con timore? Mica tanto, a valutare le parole del vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli: «La continuità istituzionale è un bene. Ma è un bene superiore alla continuità dell’azione politica di governo?». Più chiaro ancora: «Il rischio che si fa correre al Paese è evidente a tutti: usare le istituzioni per “forzare” la volontà elettorale. Come sarebbe nel caso di un governo diverso dall’attuale e costituito senza passare per le urne». Idem il capo degli onorevoli Pdl, Cicchitto: «Vediamo come si comporterà il nuovo gruppo. Di certo non ci faremo cuocere a fuoco lento. Se così fosse, si torna al voto». Insomma, si parla di elezioni senza paura. Con la convinzione che fa molta più paura a molti finiani-soft della lista dei 33.
Nell’attesa, c’è l’input di parlare di politica e di quanto abbia fatto di buono il governo. A questo proposito, il Cavaliere ieri ha tracciato la linea, sottolineando come uno, Fini, parla e ragiona di manovre di palazzo; l’altro, lui stesso, risponde alle chiacchiere con i fatti: «Manovra, riforma dell’università, nuovo codice della strada, ddl cinema: nell’ultima settimana il governo ha rafforzato il suo profilo riformatore», ha affermato Berlusconi in una nota citando la manovra che tra l’altro semplifica l’avvio di imprese; l’ok del Senato alla riforma degli atenei di cui sottolinea l’impianto basato sul merito; il ddl cinema «innovativo e liberale» e il nuovo codice della strada per ridurre incidenti e mortalità.
Anche alle deputate, comunque, avrebbe chiesto di sondare il malcontento dei centristi, il cui «elettorato è vicino al centrodestra», e di qualche elemento dell’Api di Rutelli. Sebbene proprio dai rutelliani sia arrivato ieri un niet a qualsiasi ipotesi di fare da cemento in più all’attuale maggioranza: «Detto in cinque parole, non c’è trippa per gatti».
La volontà di allargare la maggioranza resta, assieme all’idea di nominare quattro sottosegretari, contestualmente alla nomina del nuovo ministro per lo Sviluppo economico per cui sembra certo Paolo Romani. Dei nuovi sottosegretari farebbero parte due donne: Paola Pelino, pidiellina doc e imprenditrice; e Nunzia De Girolamo, beneventana e avvocato. Viceministro allo Sviluppo economico, invece, in pole resta Anna Maria Bernini, che ieri il premier ha incontrato a palazzo Grazioli.