Silvio o non Silvio, non confondiamo il sesso con l’amore

Caro Monsù Granzotto, la ringrazio per avermi riservato il lusinghiero appellativo di «madamin» che dalle nostre parti si riserva alle giovani spose. Ho passato da un pezzo quell’età e condizione. Quanto alla lettera del signor Rondina, nel mio piccolo l’avevo degnata anch’io di una cortese risposta. Chissà, forse non è giunta a destinazione, visto che non se ne fa menzione. Nelle mie poche righe gli spiegavo che lungi da me considerare tutti gli uomini di una certa età dei «vecchi bavosi». Non mi sognerei mai, a esempio, di definire tale mio marito - che ha più o meno quell’età. Quanto a «vecchio», sa, io sono della vecchia scuola e considero un complimento, la vecchiaia. Penso che a suo modo sia ancora sinonimo di «saggezza», pensi un po’. Ciò che contesto al nostro premier è una condotta non dico sessuale (mancano le prove al proposito) ma diciamo sociale o «socievole» abbastanza raccapricciante. Preferirei saperlo sopra un materasso a copulare sanamente anche tre volte per notte, magari con la stessa donna (perché no?), piuttosto che immaginarlo negli scenari prospettati. Ben venga il sesso, quello vero, finché si può. Sarò lieta di vedere pubblicata questa mia lettera, visto che sono stata chiamata in causa. Grazie mille
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Sono lieto, lieto e sollevato, nell’apprendere che ha colto nel «madamin» la galanteria che era nelle mie intenzioni. E poi, gentile signora, l’appellativo mi pareva appropriato alla circostanza. Ricorda Leporello? «Madamina! Il catalogo è questo, delle belle che amò il padron mio (...) V’han fra queste contadine, cameriere, cittadine, v’han contesse, baronesse, marchesine, principesse e v’han donne d’ogni grado, d’ogni forma, d’ogni età». E poi, gran finale: «Sua passion predominante è la giovin principiante. Non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella; purché porti la gonnella voi sapete quel che fa». Bé, non è questo, non è il puntiglioso catalogare le belle che amò l’Orco di Arcore, lo sport preferito dell’Italia tartufesca, bacchettona e anche molto guardona alla quale lei mostra, seppur con grazia e levità e presumo eliminando il guardonismo, d’appartenere? Parliamoci francamente, gentile signora: ma che, ora ci volete porre dei limiti - giuridici? - anche all’amplesso? Una, due, tre volte va bene, purché o magari con la stessa donna? Se no quella roba là diventa «raccapricciante»? Non solo: quello delle due o tre volte con la stessa donna sarebbe sesso «vero» e quell’altro no? E che sesso sarebbe, altrimenti? Falso? Io forse non ho le conoscenze che ha lei, eppure mi par di sapere che il sesso è sesso, non ce n’è uno mendace. Ma forse lei voleva dire un’altra cosa, ed è quella che ha meglio precisato nel suo articolo per La Stampa. Dove non parlava di sesso, ma di amore. E definendo «vecchio bavoso» il Cavaliere ne sentenziava «l’incapacità di amare o di stabilire una relazione affettiva». Tutto sempre per via del fatto che non sa (non sa? Davvero le risulta?) «copulare sanamente». Mi scusi, sa, ma qui stiamo facendo una grande confusione. C’è amore senza sesso, c’è sesso senza amore, ce n’è, insomma, per tutti i gusti. Però non mi confonda il sentimento con l’atto o prestazione fisica. Se lo fa, lasci che glielo dica, lei è fuori strada. Ma anche così, anche sbandando, cosa gliene importa? E va bene, per lei ciò che immagina faccia il Berlusca in camera da letto risulta essere raccapricciante. Occhei. È un suo giudizio, un suo opinamento. Ma perché ne vuole fare un argomento per delegittimizzare (sputtanare, in gergo) il presidente del Consiglio, definendolo, per la supposta incapacità di amare, anche vecchio bavoso? Faccia la brava: lei ha intelligenza, cultura e talento a scialare. Ha scritto saggi sulla cultura ebraica che fanno testo. Non sprechi il suo tempo nel ravanare fra mutande altrui. Glielo chiede un monsù decisamente vecchio e dunque, in quanto tale, anche a suo giudizio un saggio.
Paolo Granzotto