Silvio Orlando e la sinistra appesa a quelli del ramo

Be’, questa è bella davvero. Partecipando a una vivace manifestazione-concerto dei Ds contro i tagli al Fus, Silvio Orlando ha lanciato la seguente «richiesta alla sinistra che verrà». Virgoletta Gabriella Gallozzi su l’Unità: «La prima cosa da fare potrebbe essere “le primarie della cultura”, in modo da essere tutti noi che lavoriamo in questo settore ad indicare il nuovo ministro dei Beni culturali». Il bravo attore, prossimo protagonista del morettiano Caimano, compie dunque un decisivo passo avanti nell’elaborazione di una nuova prassi politico-istituzionale. Non sarà un riflesso corporativo, ma poco ci manca, per la serie: lasciate decidere a noi del mestiere chi comanda a via del Collegio romano. Infatti, nel proseguire il suo veemente j’accuse contro gli usurpatori, Orlando punta il dito sulla legge Urbani per il cinema, «fatta per puntare tutto sul mercato». Il che, per lui, equivale ad un’ignobile prospettiva, naturalmente liberticida e lesiva della creatività artistica.
Verrebbe da fargli notare che il suo maestro, appunto Moretti, s’è sempre ben guardato dal ricorrere ai finanziamenti statali per produrre i film, belli o brutti che fossero. Insomma, contro la diuturna strategia della lagna, il regista di Caro diario ha saputo farsi imprenditore, spesso rischiando, e comunque ripudiando ogni forma di cine-assistenzialismo. Ma vaglielo a dire agli indignati riuniti in assemblea permanente che la scelta di un ministro, destra o sinistra, non spetta a quelli del ramo (specie a quelli con qualche pratica in corso).