Silvio perseguitato, ma nessuno paga

Annullata la condanna a Mills: reato prescritto. Il processo che ha
danneggiato l’immagine di Berlusconi e influito sulla vittoria di Prodi
nel 2006 non si doveva fare. Il Cav e gli italiani dovrebbero essere
risarciti

È finita come già avrebbe dovuto finire sin dal 2006, in quell’oscura settimana pre elettorale dove Berlusconi subì un uno-due micidiale: la dichiarazione di voto a favore di Prodi da parte del Corriere della Sera e, il 9 marzo, la richiesta di rinvio a giudizio con l’infamante accusa di corruzione. Adesso scopriamo che in pratica il processo Mills non doveva nemmeno partire perché, se anche un reato ci fosse stato, in ogni caso sarebbe stato prescritto. La Cassazione a sezioni unite ha incenerito le invenzioni giuridiche del tribunale di Milano optando per la soluzione più semplice: bocciare la più evidente delle forzature che hanno caratterizzato il processo. Dato che si sta parlando di un presunto pagamento (peraltro mai trovato) avvenuto nel 1999 la prescrizione è gia scattata e la condanna di Mills deve essere annullata.
La procura si inventò un assurdo giuridico per riuscire a dimostrare il proprio teorema senza incappare nel limite invalicabile della prescrizione: sostenne infatti che, nel caso dell’avvocato inglese, il reato di corruzione non avvenne nel momento in cui il supposto corrotto ricevette il denaro, bensì nel momento in cui lui stesso lo spostò su di un altro conto per cominciare a spenderlo. Le creatività e le invenzioni in questo processo furono in ogni caso molte altre, fra le quali spiccano: la «corruzione susseguente in atti giudiziari» escogitata in appello e reato non previsto esplicitamente dal codice; l’attribuire a Mills lo status di «pubblico ufficiale» senza il quale non ci sarebbe stata corruzione e infine l’ignorare il fatto che non si siano mai trovate evidenze del pagamento incriminato da parte di Fininvest, infatti il tribunale si limitò a verificare che nei conti gestiti da Mills era in teoria possibile confondere cifre di provenienza diversa.
La Cassazione infine ha estratto la matita blu e ha annullato senza rinvio la sentenza contro Mills, ma se il capitolo processuale si chiude qui (e di riflesso si chiuderà anche per Berlusconi, oggetto di procedimento separato) questa decisione tocca nel profondo il cuore del rapporto fra giustizia e politica, aprendo questioni assai serie. Si tratterebbe infatti della seconda volta che un’iniziativa della procura di Milano ha influenzato pesantemente la recente storia politica nazionale ai danni di Silvio Berlusconi e, di conseguenza, dell’intero centrodestra.
Così come nel 1994 l’avviso di garanzia, recapitato al premier durante il vertice Onu di Napoli, fu probabilmente decisivo per la caduta del primo governo Berlusconi (che verrà completamente scagionato solo nel 2001), allo stesso modo non si può escludere che il rinvio a giudizio per il caso Mills, con relativo risalto mediatico, possa essere stato decisivo per far cambiare idea a quei pochissimi elettori che decretarono la vittoria di Prodi sul filo di lana nel 2006. Oggi scopriamo che quel processo non andava fatto, però, forse anche a causa di quell’accusa, l’Italia si è meritata due anni di sinistra al governo.
Chi pagherà per questa interferenza? Nessuno. I pm possono tranquillamente fare spallucce e dedicarsi a preparare un’altra graticola. La carriera della signora Gandus (che in primo grado lesse a righe alternate la supposta «confessione» di Mills prendendone solo le parti utili ad arrivare a giudizio di condanna e ignorandone le parti a favore dell’imputato) prosegue serena. Tutto come prima anche per i giudici del collegio d’appello che in soli tre mesi, agosto compreso, si affrettarono a sfornare la condanna «cassata» ieri. Se Berlusconi invece non si fosse difeso con le unghie e con i denti per evitare di finire nella trappola di questo processo, a quest’ora avrebbe incassato l’ennesimo proscioglimento tardivo, ma solo dopo probabili dimissioni forzate a seguito di un’ingiusta condanna in primo grado. Nel frattempo però quanti anni sono stati persi? Quante risorse sprecate per nulla in un momento dove ogni energia dovrebbe essere riservata per impieghi utili? Appare quindi evidente che il problema delle invasioni di campo della magistratura nella politica, ora che il tavolo è sgombro, debba essere risolto in fretta. Dato però che la questione ha due facce e nessuno auspica l’impunità assoluta per i politici, se davvero si vuole voltare pagina, il Parlamento potrebbe dal canto suo dimostrare che, quando le accuse appaiono fondate (e non campate per aria come questo processo ad personam) non sia un tabù concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare. A breve ci sarà una votazione sul caso Di Girolamo. Il Senato e la Cassazione potrebbero firmare un nuovo inizio. Ne abbiamo bisogno tutti.
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