Silvio ricuce con Bossi Alfano da Monti per l’ok

Da una parte il delicato rapporto con Mario Monti e le altre forze di una maggioranza a dir poco anomala. Dall’altra il difficile equilibrio con una Lega che a sostenere il governo non ci pensa proprio e che in vista della prossima tornata amministrativa è già in piena campagna elettorale da quasi due settimane. In mezzo un Pdl dalle sensibilità diverse e Angelino Alfano (nella foto) che prova a fare la sintesi. Incontrerà il presidente del Consiglio a breve, fa sapere, per essere messo al corrente delle misure anti-crisi che il governo vuole prendere prima che vengano presentate in Consiglio dei ministri. E lo stesso faranno Pier Luigi Bersani per il Pd e Pier Ferdinando Casini per l’Udc. «Ci vedrà separatamente», ci tiene a puntualizzare il segretario del Pdl, ben consapevole di quanto l’immagine della grande ammucchiata non piaccia all’elettorato di centrodestra (come d’altra parte non è affatto gradito anche nel centrosinistra). Senza contare che è proprio su questo aspetto che il Carroccio sta cercando di strappare voti al Pdl presentandosi come l’unico partito che ha fatto una scelta netta contro Monti. Una posizione che - stando ai sondaggi arrivati pochi giorni fa sulla scrivania di Arcore - al momento non fa salire affatto le quotazioni della Lega, ma che in prospettiva - quando arriveranno le misure lacrime e sangue e la sinistra riempirà la piazza - potrebbe essere vantaggiosa sotto il profilo dei consensi. E forse è anche per questo che Alfano, pur aprendo alla possibilità di «intervenire sui patrimoni», dice «no» alla «reintroduzione dell’Ici esattamente come prima» e «no» anche a «una patrimoniale secca».
Già, perché il rapporto tra Pdl e Lega è destinato a mesi di fibrillazioni. Ieri se ne è avuto un altro assaggio a Verona. Se per Berlusconi «l’alleanza» con il Carroccio è solida e« «non può essere resa più debole da governi tecnici», per Roberto Calderoli «l’alleanza non può essere solida» semplicemente perché «a livello nazionale non esiste» visto che il Pdl «ha deciso di sostenete Monti». Tanto che Flavio Tosi, atteso al convegno organizzato da Giovanardi già sabato, s’è presentato solo ieri mattina ammettendo di averci pensato su. «Sono stato in dubbio se partecipare» - spiega - perché «speravo che a livello nazionale le cose andassero in modo diverso». Insomma, se il sindaco di Verona non avesse il problema di essere rieletto in primavera probabilmente si sarebbe tenuto ben lontano da una convention del Pdl.
Nonostante Giovanardi, Gianfranco Rotondi e lo stesso Alfano abbiano nei loro interventi dal palco sottolineato come il rapporto con la Lega vada «preservato», è chiaro che il problema esiste. Anche se il Cavaliere continua a ripetere in privato che «il sostegno al governo Monti non è certo a scatola chiusa» e che «valuteremo provvedimento per provvedimento». Insomma, «è sbagliato dividersi su questo perché nel merito la pensiamo allo stesso modo» anche se poi «abbiamo scelto di avere nei confronti della nascita dell’esecutivo posizioni diverse». Della «nascita», per l’appunto. Perché il premier è deciso a far sentire la voce del Pdl ogni qualvolta lo riterrà opportuno.
AdSig