Silvio sfiducia i nostalgici: «Non mollo»

RomaQuando nella notte di venerdì Gianni Letta, Angelino Alfano, Denis Verdini e Paolo Bonaiuti gli rappresentano una situazione drammatica sui numeri alla Camera, Berlusconi serra i denti. Forse per la prima volta alberga nella sua mente l’ipotesi di fare un passo indietro, magari lasciando il timone a Letta, eminenza azzurra del governo. Non se ne discute nella notte ma nella giornata di ieri sì. La carta «passo di lato» viene valutata anche dal premier in persona ma dopo ore di colloqui con gli uomini a lui più vicini, si decide che questa potrebbe essere soltanto un’extrema ratio, una soluzione d’accademia. Per ora.
Dubbi e fibrillazioni interne vengono messi tutti sul tavolo. Ma Berlusconi li spazza via, confortato anche dalla figlia Marina che in privato avrebbe detto a papà: «Contro di te c’è l’Italia degli irresponsabili». E Berlusconi: «No, non mi dimetto - dice ai suoi -. Voglio vedere i miei oppositori, esterni e interni, prendersi la responsabilità di votare contro misure già approvate dall’Europa». Il Cavaliere vuole andare alla sfida finale: «Mi sfiducino in Parlamento se hanno il coraggio». Ragiona coi suoi: «Confrontiamoci nel merito dei provvedimenti. Le cose che bisogna fare sono quelle che voglio fare anch’io. C’è la lettera alla Ue che indica i miei obiettivi. Perché non la contestano nel merito? Abbiano il coraggio, allora, di dire che il loro vero interesse è eliminarmi politicamente e non il bene del Paese».
Da qui la decisione di diramare una nota alle agenzia di stampa, dopo che erano circolati rumors circa un suo passo indietro: «Girano nei palazzi romani chiacchiere e pettegolezzi su un argomento: le dimissioni di questo governo. Mi spiace deludere i nostalgici della Prima Repubblica quando i governi duravano in media 11 mesi, ma la responsabilità nei confronti degli elettori e del Paese impongono a noi e al nostro governo di continuare nella battaglia di civiltà che stiamo conducendo in questo difficile momento di crisi». Concetti ribaditi telefonicamente ai militanti del Pdl a Lecco, riuniti dal ministro Michela Brambilla: «Tranquilli, la maggioranza c’è».
Avanti, insomma. Chi lo ascolta annuisce ma continua a prospettargli un Pdl in via di decomposizione. E il Cavaliere rassicura i suoi interlocutori: «Ci parlo io con gli scontenti del Pdl, li convincerò ad uno ad uno». E in effetti ne chiama qualcuno. Giorgio Stracquadanio, per esempio, già nella notte di venerdì: «Presidente, parliamoci a quattr’occhi, non al telefono... Però lei mi deve ascoltare con molta attenzione». E il Cav: «Lo farò, Giorgio, lo farò». Berlusconi, che oggi interverrà telefonicamente a una convention di Silvano Moffa, condivide l’analisi dei vertici del Pdl: molti malpancisti sono attratti da Casini perché temono il voto anticipato con questa legge elettorale e lui ora offre loro spiragli di rielezione. «Si tratta di alcuni tra gli amici i più cari e più fedeli che si sentono frustrati e persino traditi - confida il premier a Paolo Guzzanti -. Hanno passato una vita in Parlamento umilmente a spingere i bottoni e vedono gli ultimi arrivati che ottengono posti di governo. Sono soltanto arrabbiati, dunque non posso lasciarli andare via senza averli incontrati tutti, non per questa cosa orrenda che descrivono come calcio mercato, ma per rimotivarli». Poi, sempre a Guzzanti, dice: «Sono grato a Napolitano per il suo lavoro e la sua rettitudine. Dunque penso che quelli che lavorano per un governo fantasma schivando il passaggio elettorale si illudono. Possono stare tranquilli. Io ho finito con questo giro. Mi occuperò del partito, ma farò il padre nobile». Bando al governo tecnico. Piuttosto elezioni sotto la neve. E la minaccia del voto anticipato con questa legge elettorale potrebbe essere una medicina in grado di far passare il mal di pancia a molti scontenti del Pdl.