Silvio zittisce gli scettici: "Via nel 2012? Mai"

Risposta pubblica a chi pensava al voto anticipato per evitare il test elettorale dopo le misure anti-crisi: "Non ci penso proprio". Il premier è in Sardegna da ieri per qualche giorno di riposo. Domani telefonata con Obama

Roma - «Lasciare il prossimo anno? Ma non ci penso proprio! Anzi, mi piacerebbe sapere chi si diverte a mettere in giro queste voci...». Si ferma qui lo sfogo privato del Cavaliere che qualche ora più tardi affronterà la questione anche davanti ai taccuini dei giornalisti che lo intercettano in tarda mattinata mentre lascia Palazzo Grazioli. «L’ipotesi del voto nel 2012 non c’è mai stata, non se ne è mai parlato», ripete secco. Dicendo, però, una mezza verità visto che la questione è stata più volte dibattuta negli ultimi mesi durante le riunioni ristrette a via del Plebiscito e anche nei molti faccia a faccia con i vertici del Carroccio.
Il punto, però, sono come al solito le sfumature. Una cosa, infatti, è valutare i rischi di un’interruzione anticipata della legislatura per cause per così dire «esterne», altra è ipotizzare una passo indietro del premier che scientemente decidesse di deporre le armi e farsi da parte. La prima, ovviamente, è un’ipotesi concreta visto che i numeri della maggioranza sono quello che sono e gli incidenti in Parlamento non sono stati pochi negli ultimi mesi. La seconda, invece, a seconda dei casi è una illusione (per le opposizioni) o una speranza (per parte della maggioranza).
E qui sta il punto, visto che nel centrodestra sono in molti - per una lunga serie di ragioni - a pensare che sarebbe meglio tornare alle urne il prossimo anno piuttosto che nel 2013. La Lega in primo luogo, ma anche esponenti di peso del Pdl. Nella convinzione che fra due anni - con le misure anticrisi ormai a pieno regime - per l’attuale maggioranza sarebbe davvero difficile riuscire a spuntarla. Più facile, insomma, giocare la partita nella prossima primavera, quando la stretta si sarà sì già iniziata a sentire ma forse non sarà così drammatica come potrebbe essere nel 2013. Con due controindicazioni, visto che una simile tempistica non solo non consentirebbe al segretario del Pdl Angelino Alfano di strutturarsi come vorrebbe ma creerebbe anche qualche problema a Pier Ferdinando Casini che ormai da qualche mese guarda con interesse alla possibilità di rientrare nell’ambito del centrodestra.
Per questo, forse, Berlusconi decide di chiudere la querelle e mettere le cose in chiaro prima di partire per la Sardegna dove lo aspetta qualche giorno di riposo a Porto Rotondo. Quel dire che l’ipotesi di un voto nel 2012 «non c’è mai stata», insomma, equivale a ribadire pubblicamente che non ha alcuna intenzione di cedere il passo. La via principale, dunque, resta quella di andare avanti fino alla fine della legislatura ed eventuali subordinate saranno affrontate solo se gli eventi lo dovessero richiedere. Ed è per questo che il premier - dopo le conferenze stampa di giovedì e venerdì - insiste nel mettere la faccia sulla crisi e ribadisce che il governo «continuerà la sua attività senza interruzioni» tanto dall’ipotizzare la prossima settimana di fare la spola tra Roma e Villa Certosa. Mentre per lunedì sera è in programma una telefonata con Barack Obama per fare il punto sulla situazione economica internazionale.
Intanto, sotto traccia, le diplomazie continuano a lavorare per un riavvicinamento tra Pdl e Udc visto che i contatti telefonici tra Alfano e Casini non si sono mai interrotti (ma anche Fabrizio Cicchitto sta giocando un ruolo importante). La pregiudiziale dei centristi sul Cavaliere, infatti, pare destinata a cadere se lo stesso premier - nelle sue conversazioni private - considera molto seriamente l’ipotesi di non ripresentarsi come candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni. Ecco perché tutto il Pdl, nessuno escluso, auspica l’apertura di un tavolo di confronto serio con Casini. «Perché il segnale arrivato dall’Udc - spiegava giorni fa il ministro Raffaele Fitto - non può essere lasciato cadere e merita una seria verifica». Un tavolo di confronto, dunque. Che getterebbe le basi per una futura alleanza. Magari - ipotizza più di un dirigente del Pdl - con Alfano candidato premier e Casini in lizza per il Quirinale.