Il simbolo della moda americana compie quarant’anni

È cominciato il conto alla rovescia per la grande festa dei 40 anni del marchio Calvin Klein in programma domani sera a New York. I mille invitati saranno ammessi sulla cosiddetta «High Line», la vecchia ferrovia sopraelevata trasformata nel parco che sarà inaugurato a fine anno. L’anteprima è riservata a orde di vip (attesi oltre al sindaco Michael Bloomberg personaggi come Kate Moss, Julia Roberts, Gwyneth Paltrow, Christy Turlington e l'immancabile Paris Hilton) per il più strano dei compleanni. Infatti al momento non è dato sapere se sarà presente o meno Calvin Klein, l'uomo che nel 1968 decise di lanciarsi nella grande avventura della moda fondando un vero e proprio impero insieme all'amico d'infanzia Barry Schwartz. Ottenuto un finanziamento di 25mila dollari i due cominciarono a produrre i cappotti disegnati dallo stilista nato nel 1942 in una famiglia d'immigrati ebrei del Bronx. Il padre arrivato negli Usa da Budapest a 5 anni, gestiva una drogheria ad Harlem, mentre la nonna che non ha mai imparato a parlar bene l'inglese, aveva una piccola sartoria.
Bello da fermare un orologio e tenebroso quanto basta per fare strage di cuori d’ambo i sessi, il giovane Calvin si era sposato nel 1964 con Jayne Centre che due anni dopo gli avrebbe dato la sua unica figlia, Marci. In seguito lo stilista divenne un'icona della città che non dorme mai: lo si vedeva tutte le notti nel mitico Studio 54 in compagnia delle grandi icone di quello stile tutto «sesso-droga-rock’n’roll» lanciato negli anni ’70 da Andy Warhol, Bianca Jagger e Liza Minelli. Fu proprio nel celebre club che lo stilista ebbe l'idea di creare il cosiddetto «jeans design», trasformando i vecchi calzoni di denim in nuovi oggetti d'autore. Lanciati dal celeberrimo spot girato da Richard Avedon in cui una quindicenne Brooke Shields si chiede «Cosa c'è tra me e i miei jeans di Calvin Klein?» e si dà la risposta «niente», in perfetto stile Marzullo, quei modelli così sexy e innovativi segnarono un profondo cambiamento nel costume. La stessa cosa avvenne quando sette anni dopo lanciò la prima linea di underwear maschile talmente bella da essere esibita con maliziosa sensualità dai giovani di tutto il mondo che scoprivano con l'aerobica il culto del corpo.
Profeta del minimalismo e della modernità, Calvin Klein nel 2003 ha venduto il suo marchio per 430 milioni di dollari a Phillips-Van Heusen Corporation, proprietaria tra l'altro della più grande azienda al mondo di camicie e cravatte. Proprio Pvh ha deciso di festeggiare in pompa magna il passato ma soprattutto il futuro del brand oggi affidato alle capaci mani del brasiliano Francisco Costa per le collezioni di moda femminile, dell’italiano Italo Zucchelli per quelle maschili e di Kevin Carrigan, direttore creativo di «ck Calvin Klein» e «Calvin Klein». Con loro il fatturato è arrivato a 5,4 miliardi di dollari.