Simeone: «Non è finito ma quasi»

Gian Piero Scevola

Caro Diego Simeone, lei che giocò con Ronaldo nell’Inter e che dall’Inter venne fatto mandare via proprio dal brasiliano, come l’ha visto all’esordio mondiale contro la Croazia?
«Non voglio fare polemiche sul passato, quello che c’era da dire, anche a livello personale, è già stato detto e ce lo siamo detto faccia a faccia. Quindi su quest’argomento non ho più niente da dire. Ma l’altra sera all’esordio mondiale, ho visto un fantasma che indossava la maglia numero 9 della Seleçao».
Ma proprio così male?
«Dire male è ancora poco, forse “peggio” è il termine giusto. In campo c’era un giocatore lento, impacciato, senza scatto, privo di idee, potenza zero che ha avuto un solo sprazzo quando, lasciato completamente libero fuori area, s’è allargato sulla destra e ha tirato bene, ma alto. Lì mi è sembrato di vedere il Ronaldo di una volta».
Non è che abbia fatto un bel quadro del suo ex compagno in nerazzurro.
«Che posso dire, questa è la realtà. È quello che hanno visto tutti e penso che tutti abbiano giudicato Ronaldo così in modo negativo».
E a livello fisico come l’ha trovato?
«In Spagna ormai lo chiamano “el gordo”, il ciccione e, in realtà, mi è apparso abbastanza sovrappeso. Insomma, non è più quel bel figurino con lo scatto micidiale e la potenza devastante del suo primo anno nell’Inter».
Ma un Ronaldo così ha ancora un futuro?
«Dipende solo da lui, anche se mi sembra che, ormai vicino ai 30 anni e con due infortuni gravi alle spalle, non abbia più la voglia di soffrire. E posso anche capirlo, perché la vita gli ha dato tutto: successo, soldi, belle donne e tante altre cose».
Lo considera allora un giocatore finito?
«No, questo no, perché di classe ne ha, eccome. È un grande campione, ma il declino è già cominciato. Certo è che non potrà mai più tornare quello di un tempo».
Lo rivedrebbe ancora nell’Inter?
«No, quello è stato un gran periodo, per lui e anche per me. Ma non so come il popolo nerazzurro lo riaccoglierebbe visto come se n’è andato».
E se lei dovesse allenare Ronaldo, in quale ruolo lo metterebbe?
«Lo rispetto, ma lo manderei diritto in panchina».
Dai, non sia così cattivo, altrimenti qualcuno potrebbe dire che il suo è un fatto esclusivamente personale.
«Assolutamente. Ho troppa stima di lui come giocatore, è stato uno dei più grandi di sempre, gli ho visto fare cose incredibili, tenere in piedi la squadra da solo. Cos’altro posso dire di meglio? Però devo anche essere obiettivo il più possibile: attualmente Ronaldo ha più di un problema che non deriva solo dallo scadimento di forma o da una vita non più improntata solo allo sport».
Distratto dalla dolce vita?
«Di interessi ne ha sempre avuti tanti, anche quando era più giovane; la bella vita gli è sempre piaciuta anche quando era a Milano. Però, ricordiamocelo, gli anni passano per tutti e anche per un Fenomeno la carta anagrafica va avanti».
Ma nel suo Estudiantes, Ronaldo troverebbe posto?
«Ronie, finché avrà voglia di giocare, troverà posto dovunque. Io non sono il presidente della società e un allenatore, se lo trova in rosa, deve solo avere l’abilità di saperlo gestire».
E lei saprebbe gestirlo?
«Come faccio a rispondere sì dopo tutto quello che c’è stato tra noi. Però, che bella era quell’Inter dei miei tempi, con quel Ronaldo. Avremmo potuto vincere tutto, siamo rimasti solo con la coppa Uefa del 1998. Peccato davvero».