Simini: «Pochi nidi aperti? Insufficienti le richieste»

Augusto Pozzoli

«Dei 40 nidi promessi ne risultano aperti solo 26», ha accusato ieri durante una conferenza stampa il consigliere comunale ds Marilena Adamo. E l’assessore all’educazione Bruno Simini risponde: «In realtà sono 36 perché per gli altri non c’è stata richiesta». Secondo la Adamo peraltro la spiegazione è ben altra: «Lo avevamo previsto sin dalla scorsa estate – dice la rappresentante dell’opposizione in consiglio comunale - che i 400 posti promessi da Simini non sarebbero stati pronti per settembre, che le assegnazioni fatte d’ufficio e sulla carta dal call center avrebbero riservato brutte sorprese, che gli spazi e il personale non sarebbero stati all’altezza dei tradizionali standard milanesi. E così è stato. La conseguenza è che ci sono nidi ancora da aprire, altri 10 aperti ma ancora vuoti, e in quelli aperti già il 10 per cento dei bambini sono stati ritirati, perché i genitori si sono trovati dinanzi a un servizio inaccettabile». Proprio il dato sulle rinunce è invece per l’assessore la prova che il sistema allestito ha funzionato più che negli altri anni: «In genere in autunno – ha replicato Simini – le rinunce riguardavano dal 15 al 20 per cento delle famiglie. Quelle attuali sono decisamente inferiori ed è un dato che ci rende fieri perché significa che è aumentata la fiducia della gente verso i servizi comunali».
Dal canto suo Marilena Adamo ha documentato il disagio dei genitori che li ha portati a rinunciare al posto offerto dal Comune per trovarsene un altro più adeguato in una struttura privata. «Un disagio – continua la denuncia dell’esponente ds – che riguarda i genitori ma anche gli stessi operatori messi in campo. Quali? Educatrici avventizie assunte ancora in prova, che si trovano a lavorare in ambienti senza gli strumenti necessari per assistere adeguatamente i bambini. Ci sono molti nidi aperti, ma del tutto spogli, e le educatrici sono costrette a portarsi da casa gli strumenti necessari per lavorare. Una situazione tanto carente che ha già indotto l’amministrazione comunale a correre ai ripari, impegnandosi a formare il personale che si sta utilizzando». «La formazione del personale – ribatte Bruno Simini – è un’attività costante dell’assessorato: il personale interno ma anche quello delle cooperative. Anche questo è un segnale della serietà del nostro impegno».
La questione è comunque diventata ormai un argomento di scontro pesante. «Siamo di fronte a una gestione fallimentare del servizio – ha concluso la Adamo – che fa dire a molti genitori per la prima volta a Milano: “Ma sono questi i nidi del Comune? Meglio allora i privati. Ma forse questo era l’obiettivo che si voleva raggiungere”. Secca la replica dell’assessore all’educazione: «I servizi all’infanzia ospitano 30.000 bambini, è imbarazzante vedere come, con abilità di prestigiatori, qualcuno cerchi di far credere che nulla funzioni. I Ds ci dicano in quale grande città da loro governata hanno risolto il problema delle liste d’attesa».