Simo briosa e un Paolo parolaio

Trentatré minuti di trasmissione e si erano appena visti i servizi di sole due partite: Inter-Treviso e Lazio-Messina. In questo semplice dato numerico, di non facile digestione per il telespettatore comune, sta la difficoltà di rodaggio a cui dovranno lavorare Paolo Bonolis e i suoi collaboratori nella preparazione delle prossime puntate di Serie A, l’ex 90° minuto passato su Canale 5. Mentre Simona Ventura, su Raidue, ha sostanzialmente fatto quel che poteva con il suo Quelli che il calcio, ovviando alla mancanza di collegamenti dagli stadi spostandoli in altre sedi e mantenendo inalterato l’impianto scanzonato del programma (senza nemmeno curarsi del preventivato divieto di comunicare i gol in presa diretta), Bonolis ha invece fatto in più di una circostanza quello che non avrebbe dovuto: dare sulla voce ai cronisti incaricati di cucinare i servizi del dopopartita (evidente ad esempio l’insofferenza di Bruno Longhi: «Vado avanti Paolo... dicevo Paolo»), e intervenire qualche volta di troppo per porre il timbro delle sue opinioni e riflessioni.
Di certo le difficoltà del programma stanno principalmente nella dilatazione oraria: un pubblico abituato al ritmo e alla scansione ordinata del vecchio 90° dovrà prendere confidenza con un nuovo programma di due ore che ha le lungaggini di un varietà in una fascia oraria in cui il calcio lo si vorrebbe ancora «cotto e mangiato», servito con immediatezza, con tante immagini e non molte parole. Per le chiacchiere e gli approfondimenti ci saranno poi Controcampo, La domenica sportiva, i vari Processi, e saranno d’avanzo. La giornata di debutto dello scontro tra Rai e Mediaset sul terreno calcistico pare aver preso una piega non prevista, indipendentemente dall’esito dei dati Auditel che si conosceranno solo in mattinata e andranno presi con le molle come in ogni fase iniziale. Da una parte Quelli che il calcio, partito con mille timori e qualche vittimismo di troppo in casa Rai (non sta scritto da nessuna parte che i diritti televisivi siano eterni e immutabili) l’ha sfangata meglio del previsto facendo di necessità virtù e ingegnandosi con qualche ideuzza divertente (l’ironico saluto funebre agli ormai ex mezzibusti di 90° era senz’altro più ficcante dell’omaggio serioso fatto qualche ora dopo da Bonolis). Complice la buona vena di Gnocchi e l’affiatamento del gruppo, il programma della Ventura sembra quello degli anni scorsi senza mutamenti di scena e di sostanza.
Tirate le somme, non ci si accorge del preventivato handicap e risultano esagerate le dichiarazioni da «sfida epocale» della sua conduttrice. Ai telespettatori ai quali piaceva continuerà a piacere, ai calciofili puri risulterà naturalmente invedibile perché ogni vera passione non ammette di essere consumata tra lazzi e frizzi. Per molti versi invece la vera sfida futura (di tenuta e di capacità di risultare più accattivante) spetterà a Serie A, che dovrà presto decidere se puntare più e meglio sui servizi filmati (che Sky e il digitale terrestre peraltro mostrano in netto anticipo) o sul «calcio parlato», dove la concorrenza è comunque ricca e più rodata. In ogni caso Bonolis, da interista impenitente, dovrebbe ricordarsi l’insegnamento di due indimenticabili allenatori nerazzurri: il «taca la bala» di Helenio Herrera e il «movimiento, movimiento» di Heriberto. In questa prima puntata entrambi latitanti.