Simona Marchini: «Metto in scena la mia carriera tra teatro e canzoni»

Le «Carceri d’invenzione» di Giovanni Battista Piranesi accostate alle tavole che a quattro secoli di distanza, i loro soggetti hanno ispirato al brasiliano Vik Muniz, in un ideale dialogo tra antiche e moderne visioni: è un triplo debutto quello con cui si apre la terza edizione di Operefestival, da giovedì 18 a sabato 20 al Castello Odescalchi di Bracciano. L’accostamento tra i due artisti è, infatti, una prima assoluta - che si potrà ammirare fino al 15 dicembre - ma lo sono pure l’esposizione congiunta delle tele di Muniz e l’apertura del Castello all’arte contemporanea. Tratto dominante del festival è proprio l’intreccio tra classico e innovazione, tra «ritorni» e prime assolute, in un programma che spazia tra musica, teatro, danza e arte. A farla da padrone è la musica, che, in un susseguirsi di concerti, sembra guidare gli spettatori alla scoperta di spazi ed eventi. Dalla chitarra di Emanuele Segre, protagonista della serata inaugurale, fino al violino di Felix Ayo, che chiuderà il festival.
Grande attenzione è dedicata al teatro, sezione che ogni anno prevede un ospite d’onore. Dopo Piera degli Esposti e Franca Valeri, è il turno di Arnoldo Foà, interprete di Vita. Male e Bene, viaggio tra dolore e bellezza da Sofocle a De Andrè. Non manca una voce femminile. Simona Marchini porta in scena un testo da lei stessa ideato, Confidenzial. Storie di vita vissuta. «Racconto in modo ironico vita e carriera - spiega l’attrice - tratteggiando la mia storia personale e riproponendo alcuni dei miei personaggi più noti. Il tutto inframmezzato da momenti musicali, tra classica e canzoni romane». E ancora, Vincent River di Philip Ridley, Le due sorelle di Alberto Bassetti, i monologhi Thom Pain - Tratto dal nulla di Will Eno e Primo studio per Pittura su legno di Ingmar Bergman. Alla danza è affidata la «sorpresa» di performance-incursioni. Ospite speciale, l’Accademia nazionale di Danza in una serata di musica e fuochi d’artificio. Non mancano altri momenti espositivi. Nelle logge è ospitata una mostra sulla fotografia di scena, con sezioni sul lavoro teatrale di Quartucci e Tatò e le scenografie di Paolini e Kounellis. Corti e torri sono riservate alla videoarte.