Simoni lo aspetta in salita: «Sarà ancora dura»

«Giro più umano, ma non troppo». Cunego: «È completo, fa per me». Savoldelli: «Sarà aperto fino in fondo». Petacchi e gli sprint: «C’è spazio anche per noi»

da Milano

«È un Giro più umano, che va alla ricerca di emozioni. Non vogliamo marziani, ma corridori capaci di correre con onestà intellettuale». Angelo Zomegnan, il direttore del Giro d’Italia, sintetizza così il suo pensiero sulla sua nuova creatura che, nonostante i 90 anni, conserva tutto il suo fascino e il proprio charme. Effettivamente è un Giro duro, ma meno massacrante e snervante di quello di quest’anno. Come anticipato ieri su queste colonne, il Giro d’Italia numero 90, partirà dalla Sardegna (Caprera) con una cronosquadre, per celebrare il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Dalla Sardegna a Salerno, per arrivare subito in quota, a Montevergine di Mercogliano (4ª tappa). Finali in quota anche al Santuario di Nostra Signora della Guardia, alle Tre Cime di Lavaredo (che tornano dopo 17 anni) e sulle temutissime pendenze del Monte Zoncolan, affrontato dal versante più duro. Il tracciato è equilibrato: 8 le tappe per i velocisti, 5 quelle di montagna, 5 di media difficoltà e tre a cronometro, tra cui la cronoscalata di Oropa.
«Mi piace moltissimo: è un Giro completo e penso che sia adatto alle mie caratteristiche di atleta che sa districarsi su tutti i terreni», dice Damiano Cunego. E Simoni conferma l’impressione positiva: «È certamente un Giro più umano rispetto a quello di quest’anno, ma vi assicuro che gli arrivi in salita sono durissimi, soprattutto lo Zoncolan (dove Gilberto vinse nel 2003, ndr) e le Tre Cime di Lavaredo». Sorride anche il principe delle volate, Alessandro Petacchi, che quest’anno ha dovuto lasciare la corsa rosa subito all’inizio, dopo poche tappe, a causa di una brutta caduta che gli è costata la frattura del ginocchio. «Sono soddisfatto: le occasioni per noi velocisti non mancano. Sarà molto importante la squadra, anche nelle tappe intermedie».
A parole sono tutti soddisfatti, in attesa di studiarlo bene, andarlo a visionare e pedalarci sopra. E’ un autentico plebiscito. «Non è durissimo, quindi posso pensare di poter fare qualcosa di buono anch’io – dice Di Luca -. Io quest’anno penserò a fare una bella primavera, ma al Giro vorrei in ogni caso combinare qualcosa di buono». Lo stesso Stefano Garzelli: «Concordo anch’io, non è un Giro durissimo, ma molto aperto e quindi penso anche molto spettacolare». Più prudente, come è nel suo stile, Paolo Savoldelli: «Dobbiamo studiarlo bene nei dettagli, ma sembra un bel Giro, che sarà aperto fino alla fine. Io mio auguro solo di stare bene, e non avere più problemi di allergia e respirazione».