Simoni: «Un mezzo uomo» Ivan: «Non rubo niente»

Gibo: «Potevo staccarlo in discesa...» Il leader: «Chiedo solo rispetto»

Pier Augusto Stagi

dall’Aprica

È incredulo, teme di essere finito su «Scherzi a parte». Non tanto per la vittoria, bella e meritata, con quella fotografia di Santiago tra le mani, ma per le polemiche che divampano nel dopo corsa. Ancora una volta è Gilberto Simoni – lo sconfitto - ad accendere la miccia. Ancora una volta è lui, Ivan Basso, che deve giustificarsi. Sognava un finale d’autore, desiderava avere la fotografia più importante di tutte: lui in maglia rosa, tutto solo nel tappone del Mortirolo sul traguardo de l’Aprica, con la foto del suo piccolo. Una foto a suggellare un Giro da ricordare e incorniciare. Invece gli tocca quasi difendersi. È incredulo, quando gli riferiscono le parole di Simoni: «Ivan è un mezzo uomo. Io ho fatto la mia corsa, avrei potuto staccarlo lungo la discesa del Mortirolo, ma lui mi ha detto di aspettarlo. Poi avete visto come è andata a finire. A tre chilometri mi ha staccato. Credevo di avere a che fare con degli uomini, invece... Avrei dovuto fare la mia corsa, mi sarei giocato le mie carte diversamente. Ha vinto per il bimbo? Ogni giorno ne ha una. Sono davvero sfortunato: quando c’era Piepoli, mio compagno di squadra, ha vinto due volte, a me è stato riservato un trattamento diverso. Che cosa posso dire: signori non ce ne sono più».
Parole che Ivan fatica a comprendere. «Io non ho rubato niente. È vero, lungo la discesa ci siamo parlati, gli ho detto semplicemente di non rischiare, perché conveniva anche a lui. Poi ho fatto la mia corsa, sono andato su con il mio passo e lui si è staccato. Se fossimo arrivati assieme forse l’esito della corsa sarebbe stato diverso, ma io non mi rimprovero nulla. Io ho fatto la mia parte, volevo mettere un sigillo a questo Giro, ad un evento straordinario come è la nascita di un figlio. E poi, Gibo mi ha definito extraterrestre, questa definizione non mi piace. Io sono il risultato di una crescita continua e costante. Anni di lavoro, mesi di allenamenti durissimi. Penso di non dover ricordarvi le mie prestazioni al Tour, alle spalle di un certo Lance Armstrong. Non sono un extraterrestre, ho sempre rispettato tutti, chiedo lo stesso trattamento senza sottili ironie».