«Simoni, Mou e Mazzarri sono stati la mia università»

Signor Pea, dopo 23 giornate il Sassuolo è al comando col Torino. Che aria si respira in vetta?
«Non ci preoccupiamo della classifica, viviamo alla giornata, partita dopo partita. La nostra è una filosofia concreta, però c’è una bell’aria».
Caso o programmazione questo primo posto?
«È un caso, anche se c’è un nuovo progetto col patron Giorgio Squinzi che detta le linee. Nello scorso campionato il Sassuolo s’è salvato all’ultima giornata, sono arrivati 8 giocatori retrocessi con la loro squadra, occorreva ripartire, dare nuovo entusiasmo».
E lei c’è riuscito, con vista sulla serie A?
«Nessuno di noi, io compreso, avremmo mai pensato di lottare per la A, siamo piacevolmente sorpresi. Il lavoro paga, lo spirito di squadra dà più forza, l’entusiasmo e la passione sono gli elementi portanti del Sassuolo, con il rispetto delle regole e quello reciproco. Mi sento un fratello maggiore e sono più in difficoltà coi giovani che non con gli anziani».
Lei ha vinto tutto con la primavera di Sampdoria e Inter e adesso all’esordio in B è primo.
«Non ho mai dato importanza alle vittorie, il mio obiettivo è costruire giocatori da mandare in serie A e B».
Nell’Inter ha vissuto l’era Mourinho. Cosa ha rubato allo Special One?
«Non mi ispiro a nessuno, anche perché copiare e rifare bene le stesse cose è impossibile. Io sono Pea e ho solo approfittato degli allenatori che ho avuto, dai sei anni con Simoni, ai due con Mazzarri, a quelli con Mourinho, Benitez e Leonardo. Per me è stato come andare all’Università».
Pregi e difetti del suo Sassuolo.
«Bene la volontà dei ragazzi, hanno capito il gioco di squadra ed ottimo lo spirito che si è instaurato. I difetti arrivano dal fatto che tra loro non si conoscono ancora bene e dalle problematiche personali da smussare. C’è la spina dorsale dei vecchi: Magnanelli, Piccioni, Pomini, Masucci che aiutano i giovani a maturare; i talenti ghanesi Cofie e Boakye in prestito dal Genoa già inseguiti da grosse squadre e poi mi fa piacere l’esplosione di Gianluca Sansone, con il pescarese Immobile capocannoniere dei cadetti».
La corazzata Torino non è poi tanto corazzata.
«La serie B è lunga, i momenti di crisi arrivano per tutti e il mercato di gennaio è destabilizzante. Ma il Toro è il Toro».
Pescara e Verona le sorprese? Con Zeman che le ha dato del catenacciaro?
«È bello avere allo stadio 15mila persone a partita che tifano per te, danno carica e punti in più. Sassuolo è piccola e in casa siamo costretti a giocare a Modena, sempre con l’handicap del pubblico. Mandolini e Zeman hanno esperienza da vendere e i veronesi in particolare grandi giocatori. A Zeman non rispondo, lui ha trent’anni di carriera, io appena 4 mesi».
Sono arrivati Missiroli e Troianiello, allora patron Squinzi ci crede?
«Non possiamo più nasconderci, ma chi va a dirgli che non si può andare in A?».