Simoni: «È tutto molto strano, con me non succedeva mai nulla...»

«La mia regola era: mai farsi mandare a quel paese»

Scusi Gigi, riesce a immaginarsi cosa le avrebbe detto Mancini se lei gli avesse chiesto di scaldarsi e poi di rientrare in panchina e poi di scaldarsi nuovamente?
«Meno male che lei mi fa ridere... Io comunque sono sempre stato molto chiaro, ai miei giocatori chiedevo per favore di non mandarmi a quel paese perché non lo accettavo. Se capivo che con qualcuno rischiavo, nel dubbio non lo facevo giocare».
Bell’esempio di democrazia...
«I giocatori sono convinti di non poter essere trattati in un certo modo. Meglio far capire le cose subito».
Non siete voi che vi dichiarate contenti quando sostituite uno e lui vi manda a quel paese? Vuol dire che ci tiene, no?
«Sì, lui ci tiene, ma intanto manda a quel paese te».
Adesso poi vi manda a quel paese anche quello che deve subentrare. Forse questo ci tiene di meno...
«Ma Mancini non voleva fare un torto a Figo, ne sono certo».
Ma all’Inter si può essere normali?
«Cuper mandava in panchina Ronaldo e lui ha chiesto di andarsene, prima ancora Taribo tirava le maglie in faccia a Lucescu, e Lippi voleva prendere tutti a calci nel sedere. Con me non è mai successo niente di tutto questo. Mi devo preoccupare? Sarò stato fortunato».
Si però poi...
«Ancora?».
No, scusi, però adesso Moratti è arrabbiato sul serio?
«Mi è parso molto dispiaciuto. Lui è una brava persona, sa capire le cose, ma non è vero che passa sopra tutto. L’immagine del presidente sempre pronto a perdonare è inesatta, credetemi. E ora la famiglia sta cercando di capire cosa fare, sta valutando lo sfogo e il pentimento».
Lei cosa pensa?
«Mancini da anni è un protagonista. Con la sua esperienza avrebbe dovuto pensare che con una frase del genere avrebbe creato una situazione difficile. All’Inter non si può dire che resti altri due mesi e poi te ne vai. L’Inter è della gente, dei tifosi, del presidente. E ai giocatori non ci pensi? Se dici che te ne vai, prendi e te ne vai».
Lei ci crede alla pace?
«Io dico che adesso ogni partita diventa difficile. Non ci voleva. Ma sei punti di vantaggio per una squadra forte come l’Inter sono tanta roba».