La simpatia di Kung Fu Panda sbanca il botteghino

Il papà di Giovanna è il miglior film diretto da Pupi Avati. Ambientato nel ’38, la pellicola ha per protagonista Giovanna, una liceale di 17 anni che soffre perchè non si sente fisicamente adeguata. Tanto che il padre, professore di disegno nello stesso istituto, incoraggia un suo allievo a corteggiarla in cambio di favori scolastici. Lei si illude, ma quando scopre che l’amato amoreggia con la sua migliore amica, la uccide finendo rinchiusa in una clinica psichiatrica. Ottima la ricostruzione delle atmosfere d’epoca così come la delicatezza con la quale tesse la psicologia dei suoi protagonisti perdenti. Da non perdere, accanto ai convincenti Orlando, Neri e Rohrwacher, anche un Ezio Greggio che non ti aspetti.
Del blockbuster Hancock, interpretato da Will Smith, va salvata, senza dubbio, la malinconica prima parte; quella, cioè, del supereroe alcolizzato che non sa gestire i suoi poteri finendo per scontentare delinquenti e cittadini. Poi, purtroppo, tutto sfuma in un irritante sentimentalismo che fa svanire le belle suggestioni dell’idea iniziale. Quanto al cartoon Piccolo grande eroe, è un discreto prodotto per famiglie anche se il baseball, non essendo il nostro sport nazionale, potrebbe risultare di non facile comprensione.
Kung Fu Panda è la prima bella sorpresa di questa nuova stagione cinematografica. Il cartoon della DreamWorks fa sorridere il pubblico in sala, accomunando nel divertimento genitori e figli (anzi, sono forse i papà quelli che si lasciano più andare sotto gli occhi imbarazzati dei loro eredi) con tanto di messaggio universale: anche se non sei uno con qualità straordinarie, puoi trasformarti in un eroe avendo fiducia in te stesso. È quello che capita al simpatico Panda Po, l’antitesi di un guerriero di kung fu, che da grasso e impacciato si ritrova, per un caso fortuito, nei panni dell’Eletto destinato a sconfiggere un terribile nemico. Il suo apprendistato è uno spasso come il combattimento finale a suon di colpi di pancia. Sfruttando il successo del filone «infettivo» è andato discretamente bene Doomsday nel quale un virus letale finisce per contaminare la Gran Bretagna. In particolare, il governo decide di isolare la Scozia per garantire la sopravvivenza al resto dell’umanità. Dopo 25 anni, però, scoppia una nuova epidemia. I cinefili patiti del genere si divertiranno a scoprire i vari omaggi disseminati lungo il film.
Basato sul romanzo della Mazzucco, è andato bene, al suo esordio, il «veneziano» Un giorno perfetto, di Ferzan Ozpetek. Il film parte da un episodio drammatico per raccontare le 24 ore precedenti di due nuclei familiari. Da una parte, Emma (la Ferrari) e Antonio (Mastrandrea) sono separati da un anno. Lui lavora per un politico mentre lei fa vari lavori per mantenere i figli. Dall’altra, c’è Maja (Nicole Grimaudo), sposata con il politico per il quale lavora Antonio. Nemmeno questa volta, Ozpetek abbandona quella coralità che rende il tutto a dir poco frammentario. Qualche licenza rispetto al libro, poi, finisce per appesantire ulteriormente il soggetto.
Italiano è anche Pranzo di Ferragosto, riuscito debutto di Gianni Di Gregorio. Per farsi cancellare i debiti, Gianni decide di ospitare, per Ferragosto, la mamma dell’amministratore del condominio. Suo malgrado, però, si ritroverà la casa piena di arzille vecchiette che daranno vita ad un simpatico, quanto tenero, teatrino ricco di gag e di riflessioni sul ruolo degli anziani. La pellicola, poi, ha il vantaggio di durare solo 75 minuti, mostrando come anche con tempi cinematograficamente così brevi si possa produrre un signor film.
I film più visti a Genova nell’ultima settimana: 1) Hancock; 2) Kung Fu Panda; 3) Le cronache di Narnia 2; 4) Un giorno perfetto; 5) Il papà di Giovanna; 6) X-Files - voglio crederci; 7) Pranzo di ferragosto; 8) Piccolo grande eroe; 9) Decameron Pie; 10) Il seme della discordia.