Simulazione, due turni a Zalayeta

Squalifica di due giornate con la prova tv all'attaccante uruguaiano del Napoli che sabato sera si era conquistato il rigore del 3-1 alla Juventus con un tuffo in aerea 

Milano - Marcelo Zalayeta è stato squalificato per due giornate per aver simulato il fallo da rigore durante la gara con la Juve. Lo ha deciso il giudice sportivo in base alla prova tv. L'attaccante del Napoli si era conquistato con un tuffo su Buffon in uscita il rigore del definitivo 3-1. Il giudice sportivo ritiene "palese" che Zalayeta "con il comportamento tenuto dopo il fischio arbitrale nulla fece in violazione di elementari principi di lealtà e probità sportiva, per evitare l’assegnazione di un calcio di rigore che, più di ogni altro, sapeva essere ingiusto, sgombrando in tal modo il campo da ogni residuale ipotesi alternativa" rispetto a una "simulazione palese" che "aveva conseguito l’effetto voluto".

Motivazioni Al 69’ "Zalayeta, palla al piede, entrava in velocità, tallonato dal calciatore Legrottaglie, nell’area di rigore juventina ove, giunto all’altezza del dischetto, veniva affrontato dal portiere avversario in uscita". Secondo il giudice sportivo, "il calciatore napoletano, a una distanza di un metro circa dal Buffon, toccava con il piede sinistro il pallone, deviandone in avanti la traiettoria e, contestualmente, effettuava un tuffo con rotazione, ricadendo a terra, di schiena, oltre il corpo del portiere avversario, gettatosi trasversalmente al suolo, dal quale non veniva in alcun modo toccato". "È di tutta evidenza - si legge nel comunicato del giudice - che la caduta dello Zalayeta non sia stata determinata dall’azione di alcun calciatore avversario, né da parte di Legrottaglie, affiancatosi allo Zalayeta senza incidere in alcun modo sul suo procedere, né tanto meno da parte del Buffon, sorvolato dall’avversario senza alcun contatto fisico". L’errata decisione dell’arbitro Bergonzi è stata provocata dal comportamento dell’attaccante del Napoli che, "disinteressandosi della diversa direzione impressa al pallone, proseguiva senza alcuna esitazione o deviazione, effettuando, con gesto innaturale, una plateale caduta in avanti, compatibile soltanto con l’intento di trarre in inganno il direttore di gara".