La Sinagoga apre le porte ai milanesi

Discriminazioni e rigidi precetti. Da millenni la cultura ebraica è vittima di luoghi comuni e pregiudizi. Invece sotto il kippah, il copricapo a forma di papalina indossato dagli uomini, ci sono tradizioni religiose e culturali ben più profonde. Per spiegare dove affondano le radici di questo popolo, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, ha organizzato ieri la Giornata europea della cultura ebraica. La sinagoga generale di via Guastalla, una delle diciotto presenti a Milano, ha aperto le porte a tutti i visitatori. Infatti, per esigenze legate alla sicurezza, l’ingresso a questo e agli altri templi d’Italia è consentito solo agli ebrei. E anche ieri non sono mancati rigidi controlli. Ad inaugurare gli incontri di questa ottava edizione dal titolo «Sentieri & Parole» è stato il Rabbino capo di Milano Rav Alfonso Arbib, cui è seguito l’intervento del vicesindaco Riccardo De Corato, impegnato a ricordare «l’impronta lasciata da questo popolo all’Europa». Nel pomeriggio don Pier Francesco Fumagalli ha invece tenuto un incontro su «I manoscritti ebraici della biblioteca Ambrosiana di Milano». «L’ebraismo e la sua storia - ha spiegato l’assessore alla cultura della comunità ebraica Sara Modena - sono stati al centro di moltissime domande da parte dei circa tremila ospiti. Per la maggior parte cattolici». La cultura non è solo conoscenza, ma anche rispetto della natura e delle tradizioni culinarie. Per questo nei giardini della sinagoga, oltre alle visite guidate, sono stati allestiti alcuni stand: da quello del «Keren Kayemeth LeIsrael», il fondo ambientale per la protezione del territorio in Israele, a quello gastronomico con tabulè e pane azzimo. «Anche il sapore è cultura» dice una ragazza all’ingresso. Lei, ebrea milanese, ha il padre iraniano e la mamma libanese.