«Sinatra», il miliardario che fa la spesa in Italia Bianchi, Bojinov, forse Bresciano e Amelia: il club di Eriksson ha saccheggiato il nostro torneo

da Londra

Ha settanta milioni di sterline da spendere, e sessanta sono già usciti dalle sue casse; è inseguito da tante (troppe) voci che riguardano la provenienza dei suo patrimonio; e sta saccheggiando il campionato italiano. Inibito lo scorso settembre da ogni incarico pubblico in Thailandia, l'ex premier Thaksin Shinawatra deve aver pensato che fosse arrivato il momento di assecondare la sua vera passione: non la politica, ma il calcio. Ed essendo un tipo piuttosto ambizioso non meno che spregiudicato, ha realizzato immediatamente che possedere un club lo avrebbe divertito molto di più che limitarsi alle partite in tv. Così, in poco più di due mesi, con l'inquieto decisionismo di chi è uso a trafficare con soldi e titoli di Borsa, ha completato la scalata del Manchester City. Un affare da 120 milioni di euro, con conseguente aumento a sei (su 20) del numero di club inglesi controllati da proprietà straniere. La scelta di acquistare i Citizens è stata un mix di tempismo, casualità e convenienza. Probabile che fino ad un paio di anni fa Thaksin neppure conoscesse il nome dello stadio del City. All'epoca trattava, ma con poca convinzione, l'acquisto del Liverpool. Aveva già il pallino della Premiership, ma la politica, almeno fino alla sua deposizione (settembre 2006), non gli concedeva frivole distrazioni. Fuggito in Inghilterra dopo il golpe militare, l'urgenza è tornata a farsi sentire. E oggi si trova presidente di un club dalla lunga tradizione (fondato nel 1880), dal modesto palmares (due titoli e quattro Fa Cup), ma dalle smodate aspettative, generate da lui e moltiplicate dai tifosi, che lo hanno ribattezzato con una certa dose di sarcasmo «Sinatra» per l'assonanza dei cognomi. «Riporteremo in alto questo club, e lo faremo diventare grande e importante in Asia al pari di Manchester United e Liverpool. E per la prima stagione sogno un trofeo», le sue prime parole. Incassato l'inatteso no di Claudio Ranieri, prima scelta per la panchina, Thaksin ha ripiegato su Sven Goran Eriksson, nonostante gran parte della tifoseria si fosse espressa contro l'arrivo dello svedese. Vecchie rivalità risalenti a quando l'ex Ct dell'Inghilterra era ad un passo dal Manchester United. Aveva promesso che non avrebbe badato a spese e l'ex premier è stato di parola: triennale da 4,4 milioni di euro a stagione per lo svedese, e budget faraonico a disposizione per la campagna trasferimenti (70 milioni). «Vogliamo due attaccanti e due centrocampisti. Non importa quanto costeranno», confermava il presidente con la proverbiale risolutezza. Tre settimane più tardi il City è il club che più ha speso in Premiership. Poco meno di 60 milioni di euro per rifare la squadra con sette nuovi acquisti, pescando in ogni luogo del mondo ma soprattutto in Italia. Prima Rolando Bianchi, quindi Valeri Bojinov. Poi l’assalto ad Amelia e Bresciano, con l’ex palermitano ad un passo dal trasferimento. Nel mezzo le trattative abortite per Giorgio Chiellini ed Emanuele Blasi. Ora, a una settimana dal via della Premiership, Thaksin si fa prudente. «Per questa prima stagione mi accontenterei di arrivare tra i primi dieci, ma il prossimo anno voglio l'Europa». Un’estate all’Abramovich, vissuta perennemente sotto i riflettori. Anche di chi - come diverse associazioni per i diritti civili - lo considera «non idoneo» per guidare un club di Premiership.