Il sindacalista Cgil: «Mi offrirono 10mila schede in bianco»

Luca Telese

da Roma

È stato lui, il grande regista della campagna elettorale dei Ds in Sudamerica. Lui a supportare con la potentissima macchina organizzativa della Cgil le due candidate della Quercia in sudamerica, il ticket vincente: Mirella Giai al Senato, Marisa Bafile alla Camera. Ed è ancora una volta lui che rivela le condizioni durissime in cui è avvenuta la competizione per gli italiani all’Estero, con una accusa clamorosa: «Il clima era tale che le poste del Venezuela mi offrirono diecimila tagliandi elettorali da trasformare in voti». Oggi Antonio Bruzzese, responsabile dell’Inca Cgil si toglie qualche sassolino dalle scarpe e aggiunge: «Noi su questa storia dell’elezione scippata a Mirella non arretreremo di un millimetro, andremo fino in fondo. Abbiamo presentato un ricorso, chiederemo che tutti, nell’Unione, si adoperino perché la legittimità di quell’elezione sia riconosciuta».
Scusi Bruzzese, cominciamo dall’inizio: che cosa c’è scritto nel ricorso?
«Quell’esposto lo ha presentato Mirella, è concordato che lo renderemo pubblico solo domani. Però posso dirle fin d’ora che è stato consegnato nei tempi dovuti, è ben documentato e dimostra che c'è stata una alterazione del risultato».
Un broglio?
«Non spetta a me usare questa parola».
L’ha usata la Giai.
«Io so per certo che c'è stata una... alterazione. Mirella era stata già proclamata, con lettera del ministero dell’Interno, quando è arrivato un contrordine e hanno eletto Pollastri».
Ma cosa era successo?
«Pare che la Corte d'Appello, in un ricomputo, abbia attribuito il seggio, con un distacco di settanta voti a favore di Pollastri».
Che voi contestate.
«Certo. A noi risulta il contrario, e possiamo provarlo».
Per paradosso, ai candidati della sinistra che voi avete sostenuto è andata troppo bene, è qui l'origine di tutto?
«Caspita! Abbiamo eletto sei persone candidate da noi, e due a cui avevamo dato sostegno. Si è dimostrato in questo voto che la Margherita non aveva radicamento, mentre noi sì».
Avevate anche molti mezzi, il sindacato...
«Ma che dice? Abbiamo speso 40mila euro, tutti documentati per la campagna di Mirella. Mentre Pollastri, un indipendente che è stato sostenuto dai centristi ma non c'entra nulla con la nostra storia ha speso centinaia di migliaia di euro».
E questo chi lo dice?
«Lui stesso, se glielo chiede. Vede, Mirella Giai è un pezzo di storia della sinistra italiana in Sudamerica. Lei e la Bafile, due donne, hanno vinto per questo prestigio indiscusso, in un clima a dir poco avvelenato».
A che si riferisce?
«A quello che è accaduto in Venezuela, per esempio. Lì la guerra fra i nostri candidati e i centristi era durissima. La Postel venezuelana, ad un certo punto, ci ha offerto un pacchetto di sette-diecimila tagliandi elettorali pronti da consegnarci».
Offerto? E che cosa ci facevate, voi?
«Ah, ah, ah... Ma lei non ha capito come funzionava? La metà degli aventi diritto manco sapevano che potevano votare. Con i tagliandi si andava al seggio, e si votava direttamente».
E il documento?
«Ah, ah, ah.... macché documento! Si vede che lei non ha idea di cosa è successo qui».
E lei ha rifiutato?
«Ma sta scherzando? Le pare che noi per una offerta così mettiamo in gioco il prestigio della Cgil, settant'anni di storia? La Bafile e la Giai hanno corso in maniera pulita e hanno vinto. C’è stata una proclamazione. Poi qualcuno quel risultato lo ha... riscritto».
Chi?
«Aspetti il ricorso...».
Non è un mistero che lei abbia detto parole di fuoco contro Franco Danieli, il plenipotenziario della Margherita per gli italiani all'estero.
«Come persona, umanamente, non ho nulla da eccepire...».
Però avete posto il veto sulla sua nomina a ministro, anche per queste storie?
«Vede, il metodo che hanno usato è stato quello dell'arroganza, del ricatto, anche su questa questione del ministero. Sembrava che se non si nominava Danieli venisse giù il mondo. Noi abbiamo un altro modo di lavorare».
Danieli ha sostenuto Pollastri?
«Non è un mistero, credo. La Margherita al contrario di noi non esisteva, non aveva consenso, ha cercato persone che avessero pacchetti propri, evidente».
Lei su Pollastri ne ha dette di tutti i colori: che è un transfuga di Forza Italia passata a sinistra per essere eletto.
«Che è un grande amico di Tremaglia, che era passato a destra, che con noi era un indipendente sono tutte cose che dice lui».
Nel documentario c’è lei a Castelnuovo di Porzio, durante lo scrutinio, che ne dice di tutti i colori su quello che accade lì...
«Ah sì. Io sono fatto così, non le mando a dire. Avevano 120 rappresentanti di lista, ma non in tutti i seggi. E c'era a dir poco caos».
Caos o qualcos’altro?
«Senta, c’erano pure quelli del Polo. C’era un casino pazzesco. Nessuno di noi può giurare su quello che ha visto».