Il sindacalista che traghettò il Ppi nell’Ulivo

Nato a San Pio delle Camere, in provincia dell’Aquila, il 9 aprile 1933, Franco Marini è stato sindacalista prima di intraprendere la carriera politica. Laureato in giurisprudenza (ma non ha mai esercitato la carriera di avvocato), inizia la sua carriera politica con il Partito socialista democratico italiano, con cui viene eletto deputato europeo nel 1979 e che successivamente abbandona per aderire alla Democrazia cristiana. Funzionario della Cassa per il Mezzogiorno, è stato segretario generale della Cisl dal 1985 al 1991, anno in cui è diventato ministro del Lavoro nell’ultimo governo guidato da Giulio Andreotti. Eletto deputato nel 1992 nelle liste della Dc, dopo Tangentopoli ha partecipato da protagonista alla formazione del Partito popolare italiano, di cui ha retto la segreteria dal 1997 al 1999. In quel periodo, dopo la caduta del governo Prodi e il patto con Massimo D’Alema, è tra i papabili per l’elezione al Quirinale, poi sfumata. Divenuto presidente del Ppi, nel 2001 favorisce l’alleanza elettorale della Margherita all’interno del centrosinistra e la successiva nascita di un partito con lo stesso nome. Ma i rapporti con Prodi restano alterni: da segretario organizzativo della Margherita, Marini ha sempre difeso l’autonomia del partito dalle spinte «uliviste» del Professore.