IL SINDACALISTA DEI BANCARI 4 LANDO SILEONI (FABI)

I sindacati chiedono al presidente di Bipiemme, Massimo Ponzellini, di resistere al pressing messo in atto da Bankitalia per modificare la governance dell’istituto. Il punto di scontro più aspro è la richiesta di aumentare da 3 a 5 le deleghe di voto. «La Bpm è una cooperativa, non una Spa. Non possiamo consentire colpi di mano o forzature sulla governance che, con il pretesto di Bankitalia, tendano di fatto a favorire le mire dei potentati economici sulla gestione della banca», attacca il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. In Borsa, Bpm ha guadagnato il 2,6%, sulle voci di una prossima modifica delle condizioni del prestito convertendo da 400 milioni in scadenza nel 2013: l’idea sarebbe di raddoppiare il numero di azioni da assegnare ai sottoscrittori del prestito che ora ha un prezzo di conversione a 6 euro, contro i 2,2 euro segnati ieri in Piazza Affari.
Bankitalia ha chiesto alle banche italiane di rafforzare il capitale in vista di Basilea 3. Bpm ha però provato a resistere, dando l’idea di essere preda delle paure dei sindacati di perdere il controllo dell’istituto...
«Per Bpm non si tratta di resistere alla ricapitalizzazione, ma di orientare le risorse per il rilancio del gruppo, partendo dal suo radicamento sul territorio. Il modello organizzativo, poi, deve essere capace di far sentire i dipendenti parte attiva dell’istituto senza dare spazio alle semplificazioni di chi li vorrebbe considerare un peso, anzichè un investimento».
Che cosa si attende dal nuovo piano industriale di Piazza Meda?
«Bpm deve essere messa in condizione di procedere lungo una direttrice di sviluppo. Penso alle grandissime opportunità e sinergie dell’Expo sia per le pmi, sia per i progetti più articolati in cui coinvolgere le diverse istituzioni lombarde. La banca deve essere al centro di questo snodo».
Bankitalia insiste anche sull’opportunità per Bpm di varare la Banca Unica incorporando la Legnano e Cr Alessandria...
«É necessaria una pausa di riflessione per approfondire costi di fuzionamento e benefici».
A quanto sembra sono già partiti i lavori diplomatici per il rinnovo del cda, confermerete Ponzellini?
«Ponzellini ha operato sostanzialmente bene, considerando le gravi difficoltà economiche del sistema bancario. Ora deve difendere, sino in fondo, l’attuale modello di governance perché è anche da quel modello che è stato eletto. Ci auguriamo che Ponzellini rimanga autonomo da qualsiasi partito politico, perché uno dei motivi per cui è stato eletto è stata la volontà di tutti soci di mantenere Bpm equidistante da ogni formazione partitica».
A quali condizioni la Fabi riaprirà la trattativa con l’Abi sul contratto nazionale?
«Nei fatti, le trattative per il rinnovo non sono partite, in quanto la Piattaforma sindacale deve essere ancora sottoposta ai lavoratori. La parte per noi irrinunciabile riguarda il recupero dell’inflazione, secondo i criteri dettati dall’accordo interconfederale del 2009. Se, invece, l’Abi intende eludere o disconoscere tale intesa cui ha aderito, (parliamo di nostre richieste pari al 7,29% del recupero inflattivo, che corrispondono a 205 euro mensili per una figura media di bancario), allora non esiteremo a chiamare in causa il governo che di quell’intesa fu garante. Il Fondo di solidarietà, per gestire anche gli eventuali esuberi dichiarati dalle banche, non può inoltre inglobare l’indennità di disoccupazione perché non intendiamo avallare licenziamenti collettivi camuffati o addolciti da pseudo gratifiche e perché vogliamo salvaguardare la volontarietà degli esodi secondo criteri concordati con le banche».
A giugno si aprirà anche il confronto sul piano industriale del gruppo Ubi...
«Penso e spero che Ubi non attuerà altri tagli al personale, ma verificheremo la portata politica del possibile ed ennesimo cambiamento del modello organizzativo. Voglio inoltre sottolineare che alcuni giovani manager, di recente nomina, ai vertici delle banche reti, difettano di sensibilità sociale. Interverremo presto».