Sindacalista firma il contratto: minacciato di morte

Diana Alfieri

da Pisa

Ha firmato un accordo con la Piaggio che regala più soldi in busta paga agli operai in cambio di qualche sabato in catena di montaggio. Per questo gli hanno devastato l’automobile tre volte e inviato cinque lettere con minacce di morte firmate partito comunista combattente. Così Cristiano Colombini, segretario provinciale della Fim pisana, ha deciso di dimettersi. «Ho perso la serenità, ogni volta che vedo i carabinieri sotto casa mi viene da vomitare. Preferisco dedicarmi ad altro». Il sindacalista racconta il suo incubo: «Mi hanno preso di mira perché sono facilmente raggiungibile, in più le posizioni della Fim a qualcuno sono sembrate impopolari e così si sono accaniti». Non è stata una decisione facile per Colombini: la Cisl puntava molto su lui per rilanciarsi in Toscana (feudo della Cgil). «Per farmi cambiare idea mi ha chiamato il segretario nazionale (Savino Pezzotta ndr) - svela -. Ma non posso tornare indietro, lo faccio soprattutto perché voglio che i miei genitori dormano tranquilli la notte».
È una preoccupazione comprensibile quella dell’ex segretario, visto che tra i Cipputi della Torre pendente tira una brutta aria. Il casus belli è la Piaggio, l’azienda di scooter di Roberto Colaninno che ha sede a Pontedera. Servizi segreti e Digos stanno passando ai raggi x i dipendenti del gruppo per capire se in catena di montaggio le nuove brigate rosse stanno cercando di infiltrarsi.
Tutto è cominciato un annetto fa, quando Fim, Fiom e Uilm hanno firmato l’accordo sul premio di produzione con l’azienda. I tre segretari, in cambio di qualche euro in più, hanno stretto la mano all’amministratore delegato Rocco Sabelli senza problemi. Da lì sono iniziati i guai, però. Una frangia della Fiom (la sigla dei metalmeccanici della Cgil), quella più oltranzista, ha puntato i piedi contestando l’intesa. E buona parte degli operai ha plaudito alla ribellione, tanto che alla fine l’accordo è stato digerito ma la fabbrica di motorette si è spaccata in due.
Da allora non c’è stata più pace, né in catena di montaggio né nelle segreterie dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. Anche perché intanto la Fiom toscana stava cercando di espellere dal sindacato le teste calde (una quindicina in tutto). Mossa che è stata salutata con la visita di soliti ignoti all’auto del segretario della federazione pisana Domenico Contino. Dalla vettura sparirono, per poi ricomparire misteriosamente, le chiavi della Camera del lavoro di Pontedera. Da dove era partita la richiesta d’espulsione. Anche Contino è stato minacciato. E pure lui, visto che le espulsioni sono state cancellate da Roma, sta meditando di andarsene.
Colombini quel passo lo ha già fatto e non sembra affatto pentito: «Quando abbiamo firmato l’accordo con la Piaggio pensavamo di aver fatto un favore agli operai, ma contro di noi è stato creato un forte clima d’odio. Secondo me l’intesa è ancora gestibile, ma per poter rispettare la parola data all’azienda occorre pagare un prezzo troppo salato. Ho 33 anni e sono ancora giovane per vivere sotto scorta, preferisco farmi da parte piuttosto che chinarmi davanti alla prepotenza di qualche mascalzone».
Non bastassero i segretari dimissionari, l’altro aspetto inquietante di questa storia arriva dai dossier in mano agli 007: c’è un filo che unisce chi timbra il cartellino alla Piaggio e alcuni centri sociali particolarmente facinorosi che si trovano in Versilia. Tanto che, a volantinare davanti ai cancelli della fabbrica pontederese, spesso ci sono i ragazzi che frequentano quei centri. E quasi sempre se la prendono con i sindacati, etichettati come servi dei padroni. Le stesse accuse del partito comunista combattente a Colombini. Soltanto un caso?