Sindacati e sinistra incalzano: niente tagli alla spesa sociale

da Roma

«Non abbassiamo affatto la guardia, gli obiettivi di riduzione della spesa restano intatti». Mentre, a Telese, Tommaso Padoa-Schioppa conferma che la manovra 2007 sarà ridotta da 35 a 30 miliardi di euro, Vincenzo Visco si conferma il vero watchdog della finanza pubblica. Ruolo tutt’altro che superfluo, visto che all’ala sinistra della maggioranza l’appetito vien mangiando: «Che la manovra economica venga ridotta di cinque miliardi è un primo passo, ma non basta: la spesa sociale non deve essere tagliata», avverte il ministro della Solidarietà Paolo Ferrero. Ed il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ricorda a Romano Prodi ed ai suoi ministri che il sindacato non accetterà la «logica dei tagli per i tagli: una manovra leggera va bene, ora vediamo se si può fare di più».
Il braccio di ferro sulla prossima Finanziaria è dunque soltanto all’inizio. Rifondazione, con il responsabile economico Andrea Ricci, sostiene che 30 miliardi «sono ancora tanti, occorre uno sforzo maggiore». Il verde Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, osserva che «prima dei tagli alla spesa sociale, occorre ridurre gli sprechi». E il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio dice che bisogna convincere l’Europa che l’aumento delle entrate fiscali non è una tantum: «Occorre una Finanziaria dell’ottimismo». Una ulteriore riduzione della manovra è possibile, commenta il presidente della commissione Finanze del Senato, Giorgio Benvenuto.
I sindacati continuano a far valere i loro diritti di veri azionisti di maggioranza del governo. «Contro di noi, e senza di noi, non si risolvono i problemi», avverte Epifani e ricorda che per la ripresa dell’economia «non sono necessarie le cure da cavallo, ma gli investimenti e le riforme». Mentre il segretario cislino Raffaele Bonanni resta del parere che una manovra spalmata in due anni rappresenti una soluzione migliore: «Io sono rigorista - rivela - ma solo nei confronti di chi non paga le tasse». Sì alla riduzione degli sprechi, «ma se si tratta di tagliare le prestazioni sociali per i cittadini o i salari per i dipendenti pubblici, ovviamente non siamo d’accordo», conclude il segretario della Uil Luigi Angeletti.
Per l’ala sinistra della maggioranza, così come per i sindacati, la riduzione della manovra decisa nella cena di lunedì sera a palazzo Chigi rappresenta un innegabile successo politico. Visco invece ne fa una questione puramente contabile, sostenendo che la decurtazione di cinque miliardi dalla Finanziaria «è la pura e semplice conseguenza del gettito tributario positivo registrato in questi mesi; e visto che le cose vanno meglio - spiega - possiamo ridurre lo sforzo per contenere il deficit». Ma il viceministro delle Finanze avverte che «gli obiettivi di riduzione del deficit restano, e quindi non si abbassa la guardia dal punto di vista del risanamento». Prudenza, dunque, in casa Ds. Antonello Cabras, invita a verificare il gettito fiscale, «per evitare gli errori fatti dalla Cdl». Ok alla finanziaria più leggera, «purché rimanga l’impostazione di fondo e vengano rispettati i tempi concordati con l’Europa», fa eco il ministro per le Politiche europee Emma Bonino. Dal centrodestra, Alfredo Mantovano attacca Padoa-Schioppa per aver paragonato la situazione dei conti pubbblici a quella del ’92: «Ora dovrebbe riconoscere di aver sbagliato - afferma l’esponente di An -, non facendolo si trasforma da tecnico in propagandista».
Adesso il problema è quello di trovare, comunque, 15 miliardi di tagli per la manovra, oltre che altri 15 miliardi per finanziare gli interventi a favore dello sviluppo, ad incominciare dal cuneo fiscale confermato ancora una volta da Prodi. «Sempre di tagli si tratta», ricorda Giovanni Russo Spena, esponente di Rifondazione. Il rischio, per come stanno andando le cose, è che la manovra si sposti sempre più dal fronte dei risparmi a quello delle entrate fiscali.